STEMMA E STORIA  DI CELLENO

il Gonfalone

Gonfalone  Comune di Celleno

 


 

 

 

Si hanno notizie dello stemma dell'Arpia sin dal tardo 800. Sicuramente  attuato dall'amministrazione dell'epoca per separare il potere temporale della chiesa, (lo stemma fino allora era S.Donato) dando un impronta politica e sociale nuova.  Ora alcuni si stanno adoperando per cambiare il nostro stemma ,dicendo ( forse a ragione): che lo scudo e l'Arpia non sono consoni alle regole dell'araldica.................

          

arpia@celleno.it

                   anno 1926                          gonfalone comunale                     11/02/1925                         

 


..............Io domando a questi tutori della precisione!!!: perché?
 
Non era opportuno prima valutare i motivi che all'epoca decisero di attuare per il nostro comune tale stemma? 
Non sempre i critici e gli intellettuali hanno ragione.
Conta anche il cuore ed i valori per cui si fanno e si attuano cose,non dimentichiamolo. 
A chi tanto vuol cambiare il nostro stemma faccio presente che
anche questa è storia e la storia non si cambia!!! . ......................................La stella che fine ha fatto?

l nostro stemma era bello ...

Un' idea: se si e' intenzionati a cambiare lo stemma e non ne vedo il motivo ,anche se a parere di alcuni l'araldica è errata. Perché  non fare  un concorso di bozzetti ? Quello più consono al nostro stemma,verrà poi utilizzato allo scopo.Ripeto a voce alta : - ma se per tanti anni è stato usato ed era bello ,perché cambiarlo?  

.....nell'anno 2003 si è giunti a

                          Celleno Stemma ufficiale con stella

 ANNO 2001                                                  ANNO 2003

 

 

le Arpie....

Mostri favolosi, secondo la testimonianza poetica di Esìodo, da Taumante figlio del Ponto e da Elèttra, figlia di Ocèano. Erano raffigurate con viso di donna e il resto del corpo di uccelli rapaci, con grandi ali e artigli aguzzi. Questi mostri, armati d'un becco adunco e di formidabili unghie, simili vecchie ributtanti cui pendevano, dal petto, lunghe mammelle flaccide, erano use a rapire dalle mense le vivande imbandite, spandendo sulle rimanenti un così pestifero puzzo, che non era più possibile di cibarsene. La leggenda ne nomina spesso tre, i cui nomi discordano; Celèno, che significa oscurità, Ocìpete, dal rapido volo, e Aello apportatrice di tempesta. Altri fanno il nome di Ocitòe e Ocipete, Alopo e Alchelào e anche di Podàrge e Tièlla.
Esse furono sterminate da Ercole, durante una delle sue dodici fatiche.

 

Eneide III, 209-218

... Strofadi grecamente son dette l'isole del grande Ionio, che la sinistra Celeno abita e l'altre Arpie, dacchè fu lor chiusa la casa di Fineo e atterrite lasciarono le tavole antiche.Più tristo mostro di quelle non c'è, ne' peggiore peste: e per l'ira divina dall'onde di Stige si alzarono.Virginei volti su corpi d'uccelli, puzzolentissima profluvie del ventre, adunchi artigli, pallida sempre la faccia di fame.

ARPIE Inf. XIII, 10
Cerchio 7 - girone 2 - Suicidi - guardiano


LO STEMMA COMUNALE USATO NEL MEDIOEVO PORTA IL MOTTO:
 
KEVA  CONIUV  APXAIUME  
  (CAMPO AZZURRO) 

KEVA -(CIVE CIVA ),CIVIS : IL CITTADINO

CONIUV - CONIUN (X): CONIUGE, SPOSO

APXAIUME - ARPAIUME, ARPAIUM : DELLE ARPIE                                                                                                 (Prof. Morelli studioso)

Si può dedurre: il cittadino coniuge delle arpie. Il popolo cellenese usando l'effige forse voleva difendersi e far capire i soprusi ai disertori della giustizia.


 

Nozioni di Araldica

L'Araldica,  è la scienza che studia gli stemmi, che insegna a descriverli in termini appropriati e l'arte che ne disciplina l'uso, la forma, le figure e gli ornamenti. La parola deriva dal termine araldo, detta in antico Nobilissima Armorum Scientia,. Le figure sono anche dette pezze perché agli albori dell'araldica l'insegna sugli scudi veniva realizzata incollandovi delle stoffe colorate, che ne formavano il disegno.

L'uso dello stemma, detto anche insegna o arma, è di origine antichissima, risalendo al periodo greco e romano; esso ha però assunto il suo significato di identificazione individuale, poi anche familiare, solo nel periodo degli imperatori carolingi e con la nascita della cavalleria, e si è quindi rapidamente diffuso in tutta Europa. In guerra l'insegna permetteva di riconoscere i combattenti essendo questi chiusi in armature pressoché identiche, mentre in pace permetteva di riconoscere i partecipanti ai tornei (insegne gentilizie). Essa inoltre identificava anche le provincie dell'impero, le città del periodo comunale, gli ecclesiastici (dal papa in giù), le confraternite e gli ordini cavallereschi, le signorie, le associazioni di lavoro come le arti e le gilde. Ancora oggi i corpi degli eserciti di tutto il mondo, i comuni, le provincie e gli ordini cavallereschi rimasti (in tutte le nazioni) hanno proprie insegne caratteristiche che li rappresentano.

Sono parte integrante dell'insegna: lo scudo e le figure in esso contenute, l'elmo, il cimiero, gli svolazzi ed il cercine, la corona, il manto, il motto, i sostegni ed altri ornamenti. Componente fondamentale di una insegna è lo scudo, sul quale vengono poste le cosiddette figure, tanto da essere sufficiente, anche da solo, a fornire le principali "informazioni" araldiche. Varie forme di scudo e di figure si sono sviluppate nei vari periodi storici e a seconda delle nazioni; anche la composizione e la forma delle altre parti dell'insegna (corona, elmo, cimiero e altri ornamenti), può essere diversa da nazione a nazione. Qui di seguito verranno indicati i componenti, le forme ed i tipi di composizione che si sono sviluppati in Italia con l'andar dei secoli e che hanno trovato convalida nell'araldica ufficiale del Regno d'Italia ("Regolamento tecnico araldico della Consulta araldica", approvato con R.D. 13 aprile 1905, n 234). Forme e composizioni diverse di origine straniera possono però essere tollerate se la famiglia o l'individuo proprietari dell'insegna hanno ricevuto infeudamenti, titoli od onorificenza straniere.

Gli ornamenti

Gli ornamenti esterni allo scudo sono di due tipi: quelli ereditari e quelli personali.

I primi sono le corone, gli elmi, i sostegni, i tenenti, le divise, il mantello ed il padiglione.

I secondi dipendono dalla posizione della persona nella società. Così per gli ecclesiastici abbiamo i cappelli, le mitre, i pastorali, la tiara e via dicendo. Per i militari abbiamo le ancore, le bandiere, i cannoni, le lance, i trofei d'arme ed altri simboli analoghi. I cavalieri hanno come ornamenti le insegne cavalleresche.

A questi ornamenti si possono aggiungere i motti.

I motti

Tra gli altri ornamenti, i motti (le divise e/o le grida d'arme) sono quelli che danno maggiormente il carattere collettivo a un'insegna; pertanto lo stesso motto può accompagnare insegne differenti appartenenti ai vari rami di una stessa famiglia, comprovandone così la comune origine. Le divise vengono scritte su fettucce con estremità bifide e svolazzanti, smaltate come il campo dello scudo, e utilizzando caratteri maiuscoli romani mentre in Francia e Germania si usarono per qualche tempo i caratteri del gotico italiano e tedesco. Le grida d'arme possono essere poste anche sopra lo scudo o di lato, o essere contenute nel campo dello scudo. In Italia, di regola, i motti vengono collocati sotto la punta dello scudo in bande generalmente simmetriche, in altre nazioni anche sopra o di lato con svolazzi in libertà.

Le corone

La corona è l'altro ornamento fondamentale dell'insegna. Le famiglie nobili usano corone d'oro, formate da un cerchio brunito o arabescato, gemmato, cordonato ai bordi e sostenente i simboli del titolo o della dignità. Esistono nei vari paesi più forme simboliche per le corone. In Italia le corone normali sono:

Principe   È sormontata da otto foglie di acanto d'oro di cui cinque visibili (fioroni), sostenute da punte, e alternate da otto perle di cui quattro visibili.Sono tollerate le corone principesche che hanno i fioroni non alternati da perle, oppure bottonati da una perla, con le perle sostenute da punte o che sono chiuse superiormente col velluto del manto a guisa di tocco, sormontato o meno da una crocetta doro o da un fiocco d'oro (pennello).
 
Duca   È cimata da otto fioroni d'oro di cui cinque visibili, sostenuti da punte. Sono tollerate le corone di duca coi fioroni bottonati da una perla o chiuse col velluto del manto disposto a guisa di tocco.
Marchese   È cimata da quattro fioroni d'oro di cui tre visibili, sostenuti da punte e alternati da dodici perle disposte tre a tre in quattro gruppi piramidali i cui due visibili. Sono tollerate le corone di marchese coi gruppi di perle sostenuti da punte o con le perle disposte tre per gruppo, una accanto all'altra e collocate o sul margine della corona o sopra altrettante punte.
Conte  
È cimata da sedici perle di cui nove visibili. Sono tollerate le corone comitali con le perle sostenute da punte o cimate da quattro grosse perle (tre visibili) alternate da dodici piccole perle disposte in quattro gruppi (due visibili) di tre perle ciascuno, ordinate a piramide o collocate una accanto all'altra, oppure sostenute dal cerchio o da altrettante punte.

 
Barone   Ha il cerchio accollato da un filo di perle con sei giri in banda (tre visibili). Sono tollerate corone baronali col tortiglio alternate sul margine del cerchio da sei grosse perle (quattro visibili) oppure, senza tortiglio, con la cimatura di dodici perle (sette visibili), collocate sul margine del cerchio o sostenute da altrettante punte.
Nobile cittadino   È cimata da otto perle di cui cinque visibili. È tollerata la corona con le perle sorrette da altrettante punte.
Cavaliere ereditario   È cimata da quattro perle di cui tre visibili.
Visconte   È cimata da quattro grosse perle di cui tre visibili, sostenute da altrettante punte alternate da quattro piccole perle (due visibili), oppure da due punte d'oro.
Patrizio   È formata dal solo cerchio.

Corona di Comune

E' formata da un cerchio d'argento aperto da quattro pusterle ( Tre visibili ) con due cordonate a muro sui margini, sostenente una cinta aperta da sedici porte ( nove visibili ) ciascuna sormontata da una merlatura a coda di rondine, il tutto d'argento e murato di nero

 

  Cuore   
  B
  Capo   
  C
  Punta   
  D
  Fianco destro  
  E
  Fianco sinistro   
  L
  Posto d'onore  
  M
  Ombilico 

 F  Cantone dx del capo
  G  Cantone sx del capo
  H  Cantone dx della punta
  I  Cantone sx della punta

I cantoni si dicono anche angoli

 

una rosa per conoscente

                                    arpia@celleno.it       

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POESIE SU CELLENO

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