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Castello Orsini
.....dall'interno delle cinte muraria si accedeva all'esterno per mezzo
della strada detta del Ponte che attraverso la porta della città,per molti
secoli unico ingresso scavalcando il fossato ,si collegava con la piazza
dell'antico Comune.
Il castello
sorto in posizione di controllo su questa strada e sulle
attività economiche ad essa connesse ha influenzato la forma urbana nella
disposizione detta a fuso e la sua conseguente fortificazione.
L'impostazione difensiva è caratterizzata da una semplice cortina
-orientata a Nord/Est,con un altezza superiore a 10 m.
.......... La difesa avveniva attraverso il tiro piombante e di
fiancheggiamento,praticato dalle torri. L'unica feritoia esistente nella
torre piccola è infatti rasente alla cortina che a sua volta presenta due
balestriere e tre arciere per tiro frontale.
Dall'interno del ponte levatoio si
accede ad una galleria posta a livello originario,quattro metri sotto
l'attuale quota del fossato che segue l'andamento planimetrico del
castello.Questa si interrompe ai limite della cinta muraria,serviva agli
arcieri per il tiro radente.Sette feritoie sono poste lungo il fossato
in modo di coprire il fronte d'attacco e di difesa........
XIII
sec..........In questi anni avvenne la seconda fase di costruzione del
castello che modificò, ampliò, trasformò il progetto iniziale della
primitiva fortificazione,in funzione del necessario adattamento
all'evolversi "delle strategie difensive. L'impianto plani- metrico
quadrilaterol6, tipologia ben precisa e consolidata in tutta Italia in
quel periodo, , si andava adeguando all'esigenza di riutilizzo di una
struttura preesistente. La genesi formativa fa perno sulla torre grande
già esistente, rafforzando il fronte opposto con la torre piccola,
posta d'angolo (torre "B"), e collegando tra di loro le due torri con
camminamenti di ronda. Attualmente un evidente stravolgimento del lato
verso il borgo esterno ha cancellato ogni traccia degli elementi
caratteristici della difesa (merli, feritoie, caditoie, ecc.), tranne
l'imponente cortina muraria che in origine era della stessa altezza
'del versante interno Nord-Est.
Di difficile interpretazione sono la
distribuzione dei percorsi e le vie d'accesso ai cammina menti, a causa
delle lacune dovute a demolizioni avvenute nel corso dei secoli. Gli
stessi camminamenti, per esempio, non sono in comunicazione diretta con
la torre piccola, come invece sarebbe logico pensare, Il
collegamento verticale tra cortile e camminamenti doveva quindi
avvenire o con scale di legno, o più verosimilmente tramite la
torre grande che, funzionando da perno distributivo, metteva in relazione tra loro le strutture
difensive. Dall'osservazione del cortile interno, e dall'altezza
originaria della muratura si intuisce l'esistenza di strutture lignee
che permettevano la fruizione dell'intera sommità perimetrale del
complesso ( La stessa torre piccola a pianta rettangolare (4,80
x 4,50) era certamente più alta, almeno di un livello, come suggerisce
l'analisi della muratura
in situ negli spazi tra le mensole........
...Da Feudi e Fortificazione della
Teverina
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Celleno e il patrimonio di S. Pietro
Sec. XI - XVI
I centri minori,
parte del complesso patrimonio dello Stato Pontificio, quasi sempre
analizzati alla luce dei più generali avvenimenti connessi alla
storia di Roma e dello Stato della Chiesa, solo raramente sono stati
oggetto di studi specifici. Motivo di questa scelta è stata
probabilmente la convinzione che la vita di questi luoghi,
ricoprisse un ruolo marginale che, in apparenza, non sembrava
influire in modo determinante sulla struttura del più vasto
territorio. Solo alcuni storici locali si sono concentrati sulle
vicende di questi piccoli centri vissuti all'ombra delle città più
potenti. Nel caso di Celleno, Orvieto e Viterbo hanno dettato le
regole della sua storia. Questi studi, producendo lavori di grandi
interesse, soprattutto dal punto di vista della ricostruzione
cronologica degli avvenimenti, raramente sono riusciti a calarsi
nella realtà sociale, economica e politica del territorio: ancorati
ad una visione "microstorica", hanno difficilmente prodotto
risultati di più ampio respiro. Solo negli ultimi anni una certa
ripresa di interesse, puntando sulla ricostruzione degli aspetti
meno noti dello Stato Pontificio, ha prodotto interessanti risultati
che sono riusciti ad evidenziare i momenti fondamentali della storia
di tutta la zona comunemente detta "Patrimonio di S. Pietro in Tuscia".
Celleno, al centro
di questa situazione, ha sviluppato nei secoli
le caratteristiche
medievali del borgo fortificato, costretto a difendersi dai continui
attacchi esterni. La storiografia locale, desiderosa di ricostruire
le più antiche origini del sito, ha tentato di dimostrare la
presenza di insediamenti di età preromana, ed in effetti le numerose
testimonianze emerse dai ritrovamenti archeologici
sul territorio,
sembrerebbero avvalorare questa ipotesi. È senza dubbio probabile
che con l'invasione longobarda venissero recuperati
siti più antichi, in seguito all'abbandono di centri abitati poco
difendibili. In realtà nel caso di Celleno la mancanza di rilievi
archeologici sistematici e l'origine stessa del nome sembrerebbero
individuare la presenza di un abitato di origine strettamente
medievale. II destino di Celleno, inserito nella più generale
situazione di contrasto dello Stato Pontificio, sembra essere da
sempre stato stretto tra due fuochi: l'invasione longobarda del X
sec., pur non riuscendo a penetrare completamente nella zona che
oggi identifichiamo con il Lazio, provocò una frattura che
contrappose due centri di potere; da un lato la Tuscia longobarda,
sottoposta dopo la conversione, all'influenza dei monasteri di Farfa
e di S. Salvatore sul Monte Amiata, delimitata dalle diocesi
longobarde di Ferento, Tuscania e Bagnoregio, dall'altra il Ducato
Romano compreso tra Civitavecchia, Blera e Bomarzo.
Nel X secolo
progressivamente si ampliò il fenomeno dell lncastellamento: nella
documentazione conservata sempre più spesso si legge la parola "castrum",
che identifica non solo un castello ma anche un vero e proprio
centro abitato fortificato, mentre nella zona cominciano .a farsi
strada le potenti famiglie dei Conti di Tuscolo, dei Prefetti di
Vico e dei Normanni, Alberteschi che misero a ferro e fuoco tutto il
Patrimonio. Anche Celleno rientrò probabilmente in questa situazione
generale, la costruzione del castello viene infatti comunemente
fatta risalire all'inizio dell'XI secolo, quando con il progressivo
affermarsi del potere delle vicine città di Viterbo ed Orvieto, in
tutta la zona si conobbe la massima esplosione numerica di piccoli
centri fortificati, rocche e castelli. Celleno inserito nella linea
difensiva che i Conti di Bagnoregio, stavano fortificando tra
Bagnoregio, Fiorentino e Cuccumelle, visse, tra il XIII ed il XV
secolo, un periodo di continui scontri e violenze.
Nel 1305 il trasferimento della sede papale ad Avignone provocò
profondi mutamenti nella storia del Patrimonio, sottoposto ora ad
una dominazione indiretta, affidata a Rettori provenienti da
lontano. Questi, favorendo interessi particolari, creavano continue
rivalità tra i diversi feudatari e le diverse città, che non
potevano non coinvolgere anche i centri meno importanti. Celleno
continuava a cambiare famiglia e padrone, ripetutamente portato in
campo dalle liti tra guelfi e ghibellini, che nascondevano spesso
solo la presenza di forti interessi economici e personali.
Trasformato in castellania dopo il ritorno dei papi da Avignone
conobbe ancora alterne vicende sotto Martino V che lo concesse in
feudo a Franciotto Orsini, e in seguito sotto Alessandro VI che lo
strappò alla famiglia Gatti. Nel 1580 divenne proprietà della
Reverenda Camera Apostolica.
.....Sottoposto alla Reverenda Camera Apostolica, organo
supremo amministrativo dello Stato Pontificio, Celleno non ebbe vita
facile. Nell'archivio della Sacra Congregazione del Buon Governo,
predisposta per il controllo fiscale delle comunità soggette, rimane una
ricca documentazione del XVII - XIX secolo a testimonianza' delle continue
richieste effettuate dai Cellenesi al potere centrale. La continuità di
periodi difficili, le crisi economiche e la povertà della popolazione
rendevano necessari interventi più diretti, sempre attesi e raramente
realizzati.
Nel
1630
Celleno "non ha pane". Nel
1631
i
danni presenti nella Rocca preoccupano gli abitanti del luogo che
richiedono un controllo sul Priore, Ortensio Callisti, accusato di
favorire i propri interessi piuttosto che quelli della comunità:
"I
poveri di Celleno espongono ... che si
venda il pascolo et si impieghi il denaro per il risarcimento della Rocca
Nova che per interesse proprio et colpa priore non si è venduta ...".
La questione non è nuova, sono anni difficili per la Comunità e lo scarso
controllo del potere centrale consente al priore di fare il bello ed il
cattivo tempo nel paese: "... non di meno il detto herbaggio non è stato
venduto per colpa di Hortensio Callisti ... quale servendosene per le sue
pecore non si è voluto venderlo, e privarsi di detta commodità ...". La
vendita dell'erbaggio rappresenta per il piccolo centro una delle maggiori
ricchezze economiche, importante per il pascolo e per il commercio, fonte
di continue discordie per la definizione dei confini con i centri vicini.
I Cellenesi sono seriamente preoccupati, sono consapevoli che corrono
il rischio di dover subire nuove tasse a causa del malgoverno a cui sono
sottoposti: "... temono che per il suddetto risarcimento non si imponga
loro qualche colletta ". termina la supplica rivolta alla congregazione,
considerato che"... per la povertà del popolo et la sterilità del presente
anno non è stata effettuatala colletta….”.
Nel
1633
la situazione non sembra essersi ancora risolta al contrario nuove
necessità sembrano aver sostituito le prime esigenze, tanto che la Rocca
passata in secondo piano: ".., per rifare il muro della rocca potendosi
per hora lasciar stare per non essere di tanta necessità ...". La rocca,
definita "Nova", doveva infatti essere stata ricostruita da poco, viste
che nel
1593
era
stata seriamente danneggiata da un violentissimo terremoto. Nel
1637
la
Comunità registra ancora un cattivo raccolto e di nuovo deve rimandare il
restauro delle mura. Alcuni anni più tardi, nel
1660,
dai conti del borgo emergono
alcuni elementi interessanti che testimoniano la continua volontà degli
abitanti di migliorare e tutelare le condizioni del loro paese. Risultano
infatti le spese sostenute per l'acquisto di "...
1550
quadrucci che devono servire ad una strada maestra contigua a palazzo e
rocca ...". Le uscite sono varie: "... per opere alla rota del molino ...
e condutture della ferriera ..."; "... per charità a dai heretici che si
son fatti cristiani ...".
Dal punto di vista politico la
situazione non sembra molta migliore; nel
1662
la Comunità deve ridurre il Consiglia
Generale per la difficoltà di riunirlo composto "... di
50
persone et le confusioni che nascevano dalla quantità di persone per lo
più idiote e incapaci ...", portandolo a
24
membri in totale.
Nei secoli seguenti la situazione non sembra migliorare; lo studio
preliminare della vasta documentazione conservata consente, sin da ora di
mettere in evidenza processi generali che testimoniano le difficoltà
economiche ed amministrative di questo paese.
Da - Il Centro
antico di Celleno (M. F. Sonni)
Pergamene di Celleno "Documento di pace del 24 Luglio1500"
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