COMUNE DI CELLENO
Provincia di Viterbo

 

IL CILIEGIO

Portale di Celleno al servizio della cittadinanza
 



 

Il Ciliegio
Rosaceae (Prunus Avium L. o Cerasus Avium L.)

Ricerca di Luciano Proietti

Impianto di ciliegicultura di Peroni Alberto Via Viterbo. n° 52 tel. 338/8742237  0761912627

 

DESCRIZIONE

Pianta di origini asiatiche, diffusa in Europa fin dai tempi antichi, Il ciliegio si può dividere essenzialmente in due specie diverse: il ciliegio a frutto dolce e il ciliegio a frutto acido. Il ciliegio dolce a sua volta si distingue in due categorie: le duracine e le tenerine. Le duracine, dette anche duroni, sono piante di notevole sviluppo che possono raggiungere anche i 20 mt d'altezza, mentre le tenerine sono piante di dimensioni più ridotte e con una crescita più lenta. Hanno entrambe foglie grandi e ovali, i fiori sono generalmente bianchi. Nelle duracine, i frutti hanno la polpa dura e croccante che può essere, secondo la varietà, bianca, rossa o nerastra. Le tenerine invece hanno la polpa molle e molto succosa solitamente rossa o nera. Il ciliegio acido si distingue anche per altri caratteri in tre diverse categorie: le amarene, le visciole e le marasche. Le amarene sono piante di scarso sviluppo con rami pendenti e foglie piccole, i frutti sono di color rosso intenso con polpa e succo sono invece chiari. Le amarene sono usate per la produzione di succhi e sciroppi. Le visciole hanno i rami dritti con foglie molto grandi, i frutti sono di color rosso brillante come la polpa e il succo, hanno il sapore dolciastro perciò sono utilizzate anche per il consumo fresco e per produrre marmellate. Infine le marasche che sono piante di taglia piccola come anche le foglie e i frutti, i quali sono usati dall'industria per la produzione di liquori.
Discusso e controverso è il significato attribuito al ciliegio nel corso dei secoli e presso popolazioni diverse: nei Paesi dell'Europa Centrale il ciliegio è considerato da sempre protettore dei campi contro i malintenzionati; nei Paesi scandinavi ed in Gran Bretagna, invece, è il simbolo della sventura e di prossime disgrazie; in Oriente ed in particolare in Giappone il ciliegio è l'emblema della sensualità e della femminilità.

NORME DI QUALITA' DELLE CILIEGIE
(Reg. CEE n. 899/87)

Disposizioni relative alle etichette
1
. Ragione sociale imballatore e/o speditore

2. Termine "CILIEGIE" se il prodotto non è visibile
3. Origine del prodotto (Italia per export; o regione o provincia; o localiità per il mercato  interno)
4. Categorie: o extra; o prima; o seconda; o terza5. Numero registro Operatori e numero Centro di condizionamento

Calibrazione

- Calibro minimo categoria extra  mm. 20 (tollerato il 10% di calibro non inferiore a 17 mm)

- Calibro minimo categoria I e II    mm. 7 (tollerato il 10% di calibro non inferiore a 15 mm)

- Calibro minimo categoria III        mm 15 (tollerato il 15% di calibro inferiore a 15 mm)

I frutti devono essere sostanzialmente omogenei

Cat. 1I frutti di questa categoria devono essere di ottima qualità, provvisti di peduncolo ,devono presentare la forma e la colorazione tipica della varietà..

Cat. 2:I frutti di questa categoria possono presentare una leggera malformazione nella forma e qualche difetto di colorazione.
 

 Tra i prodotti esclusi perchè destinati prevalentemente all' autoconsumo    ricordiamo in provincia di Viterbo il ciliegio dolce di Celleno

Caratteristiche qualitative minime

La presente norma si applica ai prodotti destinati al consumo allo stato fresco, eccettuati quelli destinati alla trasformazione. La norma ha lo scopo di definire le caratteristiche che il prodotto deve presentare all'atto della spedizione, dopo condizionamento ed imballaggio. Il prodotto deve essere intero, sano, pulito, in particolare senza residui di prodotti antiparassitari, privo di umidità esterna anormale, privo di sapore o odore estraneo. I frutti devono essere stati raccolti  con cura ed devono avere raggiunto un grado di maturazione tale da consentire il trasporto e la conservazione richiesti per le esigenze commerciali

Ciliegia

caratteristiche:

E' il frutto del ciliegio(Prunus avium); pianta delle Rosacee probabilmente originaria dei territori compresi fra l’Anatolia e il Mar Caspio; ha foglie alterne, brevemente picciolate, ovato-allungate, seghettate; i fiori sono bianchi riuniti in gruppi da 1 a 6; i frutti (ciliegie) sono drupe globose di varia grossezza e consistenza, di colore rosso più o meno intenso e con lungo picciolo.

Composizione chimica:

acqua 86.2 %

proteine 0.8 g

grassi 0.1 g

zuccheri 9 g

vitamina A 19 mg

ferro 0.6 mg

calorie 38 kcal

calcio 30 mg

                                                     

IL Legno di ciliegio

 Il ciliegio ha la corteccia lucente, di colore bruno- rossastro, che si stacca in strisce orizzontali. In primavera la chioma si riempie di una moltitudine di fiorellini bianchi che più tardi, verso maggio-giugno, diventeranno rossi frutti buonissimi. In autunno le foglie che sono lunghe, appuntite, con il margine seghettato, di colore verde chiaro diventano di un bel rosso vivace.Il legno del ciliegio è molto pregiato e si lavora facilmente. E' usato per fabbricare mobili e strumenti musicali il suo Peso specifico è: 650/750 kg/m3

Nella ciliegia tante sostanze preziose e un aiuto per dimagrire

Da un punto di vista nutritivo e salutistico, la ciliegia è un frutto prezioso per la ricchezza di sali minerali (potassio, fosforo, calcio, magnesio, manganese, rame, zinco), vitamine (in particolare A e C, ma anche B e PP) e soprattutto polifenoli, oltre ad altri preziosi principi protettivi, disintossicanti e depurativi. Non a caso, sono molte le preparazioni medicinali di antico uso ottenute da questi frutti e per- sino dai loro piccioli. Le ciliegie, tra l'altro, sono ricche di zuccheri (tollerati anche dai diabetici), prive di grassi e povere di proteine, e si rivelano dunque deali anche per chi è in regime dimagrante: dato che infatti "una tira l'al- tra", come si suoi dire, la pancia si riempie e la fame si placa senza incidere sull'apporto
da Durone alla Ferrovia fino alla Malizia...se la ricerca è attivissima e sul mercato compaiono sempre nuove cultivar (ottime, resistenti e anche adatte al biologico), non sono da dimenticare

(Kataweb Salute)
30.05.2002 - Uno studio della Michigan State University ha verificato che una dieta ricca di ciliege riduce gli attacchi di cuore e le malattie cardiovascolari, senza naturalmente avere gli effetti collaterali dell'aspirina. La notizia arriva dalla Coldiretti, che informa anche che quest'anno la raccolta di questo frutto si prevede particolarmente abbondante


Un motivo in più per mangiare le ciliege, frutto principe di questa stagione? Fanno bene al cuore e alla circolazione. Uno studio americano assicura che riducono gli attacchi di cuore e le malattie cardiovascolari. L'effetto benefico sul cuore e l'azione antidolorifica delle ciliege, che le renderebbe simili all'aspirina, è solo l'ultima delle novità accademiche sugli effetti terapeutici di questo frutto, che per i prossimi mesi sarà disponibile sulle nostre tavole grazie ad una produzione nazionale prevista in aumento. Lo afferma la Coldiretti, nel rendere noti i risultati della ricerca del professor Nair e del suo gruppo della Michigan State University, che evidenzia come una dieta ricca di ciliege e di prodotti derivati riduca gli attacchi di cuore e le malattie cardiovascolari. Da questo studio - informa la Coldiretti - è emerso che le sostanze responsabili degli effetti antidolorifici attribuiti alle ciliegie sono gli antociani (sali, di solito cloruri) che oltre a conferire la colorazione rosso-arancio rendono queste golosità simili all'aspirina, senza però averne gli effetti collaterali.

Portate in Italia da Lucullo, ecco perchè, parlando di loro si dice che siano un frutto luculliano, di grande golosità, le ciliege - afferma la Coldiretti - hanno altri importanti proprietà terapeutiche. Contrastano l'ipertensione, sono leggermente lassative e diuretiche, ricche di vitamine, in particolare A e C e nutrono in modo ottimale durante l'estate perché contengono molti sali minerali (potassio, calcio, ferro) che vengono dispersi con il sudore.

Inoltre, le ciliege - continua la Coldiretti - sono dietetiche perché forniscono un medio apporto di zuccheri e proteine ed hanno solo 38 calorie per ogni 100 grammi di prodotto e anche in cosmetica producono benefici effetti. La polpa, per esempio, è utile per rinfrescare pelli irritate e un decotto di peduncoli può essere usato come lenitivo per pelli screpolate.

La raccolta delle ciliege - informa la Coldiretti - avviene tra maggio, giugno e luglio e quest'anno, si prevede, sarà particolarmente abbondante. In Italia, che rappresenta uno dei principali produttori di ciliege a livello europeo la coltivazione - informa la Coldiretti - èdiffusa principalmente in Puglia, Campania, Emilia-Romagna e Veneto. Oltre che per il tradizionale consumo fresco - conclude la Coldiretti - le ciliege possono essere utilizzate per la produzione di marmellate, sciroppi, succhi, canditi, salse, distillati, sorbetti e mostarde e liquori come maraschino, ratafià, cherry e brandy.

I CONSIGLI
 

Come sceglierle: A differenza di altri frutti, le ciliege, non proseguono la maturazione dopo il raccolto, è necessario allora acquistarle solo se ben mature e sceglierle con i frutti sodi, privi di ammaccature e con il picciolo dal colore verde vivo e intenso.

Come conservarle: Tenerle in luogo fresco e poco umido, sempre contenute in un sacchetto di carta e mai nella plastica. Essendo molto sensibili al freddo è preferibile non conservarle in frigorifero ma a temperature non troppo basse.


 

il Santo delle ciliegie si venera Il 6 giugno ed è Gerardo Tintore, patrono di Monza

 il perché della ciliegia

Dopo un periodo di alterne vicende, la coltura del ciliegio attraversa attualmente una fase di espansione. La superficie nazionale è ormai prossima a 30mila ettari e la produzione è attestata intorno a valori di tutto rispetto, perché stabilmente superiori, seppure non di molto, a 150mila tonnellate medie annue. E’ prevedibile che, continuando l’attuale favorevole congiuntura di domanda e di prezzi alla produzione, nel medio termine il quantitativo di ciliegie prodotte in Italia possa sempre più avvicinarsi al traguardo delle 200mila tonnellate annue. E’ anche noto che, sul territorio nazionale, il ciliegio si addensa in coltura in sole poche regioni. Veneto, Emilia-Romagna,Lazio,(Celleno Vt  ove nell’anno 2002 sono state piantate oltre 1200 piante) Campania e Puglia. contribuiscono infatti con circa 130mila tonnellate annue, pari a poco più dell’ 80% , alla produzione italiana di ciliegie. La regione nella quale la coltura mostra tendenza più accentuatamente espansiva è la Puglia.
Il rifiorire dell’interesse intorno a questa drupacea è stato determinato dall’aumento della domanda in ambito europeo per il prodotto di qualità per il fresco; ciò ha di conseguenza stimolato l’avvio di interessanti processi di ristrutturazione degli impianti esistenti un po' dappertutto in Italia; detti processi sono stati basati soprattutto sulla valorizzazione di materiale genetico (cultivar) capace di soddisfare mercati esigenti e disposti ad apprezzare adeguatamente, in termini valutari, prodotto dotato di caratteristiche di eccellenza. La perdita d’importanza di cultivar tradizionali prive dei necessari requisiti per una decorosa collocazione sul mercato europeo è stata compensata, in un primo momento, con la rivalutazione di genotipi assai pregiati che potevano vantare ugualmente origine locale o presunta tale e diffusione tradizionale. Inoltre, l’ottenimento di nuove, interessanti cultivar artificiali da programmi di miglioramento genetico condotti all’estero, ma anche in Italia, ha indubbiamente allargato negli ultimi anni ed in misura cospicua la gamma delle scelte da parte dei cerasicoltori in fatto di orientamenti varietali. Denominatore comune delle nuove opzioni: il frutto da grosso a molto grosso (possibilmente non inferiore a 10 grammi) con buccia rossa e polpa colorata, polpa soda o tuttalpiù semisoda. Altri caratteri interessanti posseduti dalle nuove costituzioni sono risultati essere, di volta in volta: l’autofertilità e/o la precocità di entrata in produzione e/o la riduzione o il rallentamento dell’accrescimento e/o l’idoneità alla raccolta meccanica.
Data la continua evoluzione dell’offerta di nuove cultivar, nel comparto cerasicolo come in quello degli altri fruttiferi maggiori, il MiRAAF ha ritenuto opportuno varare un Progetto di ricerche coordinate per la valutazione collegiale della risposta di dette novità (e delle cultivar comunque più interessanti) nelle più importanti aree di coltura del paese. Come già detto in altra circostanza, il Progetto intende porsi come "servizio" in favore, nel caso specifico, dei cerasicoltori: suo obiettivo è quello di arrivare a compilare ragionate, affidabili ed aggiornate liste di cultivar di ciliegio per mettere i cerasicoltori in condizioni di compiere scelte oculate e mirate alla costante elevazione quali-quantitativa delle loro produzioni.Si può ben dire che, se non proprio tutte, sicuramente quasi tutte le novità varietali della specie sono state prese doverosamente in considerazione dal MiRAAF ed inserite nel Progetto avviato nel 1992. Accanto alle più recenti novità figurano tuttavia anche le più interessanti cultivar tradizionali.

 

 

Portainnesti

- Il portainnesti più usato dai vivaisti è il franco, che da un notevole sviluppo alla pianta ed entra in produzioni dopo 6-8 anni. Il franco preferisce terreni sciolti, molto profondi e drenanti. Un'altro portainnesti è il malebbo (prunus mahaleb), che da un ridotto sviluppo alla pianta e si adatta molto ai terreni più poveri, secchi e sassosi molto frequenti nelle zone collinari. Il malebbo rende la pianta meno longeva ma anticipa la messa a frutto e ne esalta le qualità organolettiche.

         

Impollinazione

Moltissime varietà di ciliegio dolce sono autoincompatibili, perciò è spesso necessario piantare almeno due o tre piante vicine di varietà diverse. Nel caso in cui non ci sia spazio per più piante, per favorire l'impollinazione è possibile sistemare vicino all'albero, durante la fioritura, un ramo tagliato purchè anch'esso fiorito, di una varietà diversa.

La concimazione

Come per moltissime altre piante, anche il ciliegio si consiglia di usare concimi organi come il letame o lo stallatico. Per avere abbondanti produzioni di ciliegie si può concimare con abbondanti dosi di azoto (esclusi i periodi di siccità) e con dosi leggermente inferiori di fosforo e potassio.

Organismi dannosi al ciliegio

Gli organismi ritenuti dannosi al ciliegeto sono molti, ma in realtà solo alcuni mettono in pericolo la redditività della coltura. L’agricoltore biologico deve conoscere di quest’ultimi il loro potenziale di dannosità nell’areale della propria azienda. Solo con tale conoscenza di base può intraprendere al meglio le opportune scelte colturali e finalizzarle anche alla riduzione della dannosità dei principali organismi nocivi.
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Insetti
Il ciliegeto si caratterizza per un’elevata complessità dell’agroecosistema ed un discreto numero di insetti dannosi, ma solo pochi di questi ultimi sono in grado di mettere in pericolo ogni anno la redditività della coltura. Altri insetti si rivelano dannosi saltuariamente, altri lo sono solo per gli impianti in fase d’allevamento.

Le malattie
Oltre alla possibile presenza di cocciniglie e soprattutto afidi, si segnalano casi di “mosca delle ciliegie” che depone le uova nei frutti, dei quali, una volta in via di maturazione, la larva se ne nutrirà della polpa. Altri patogeni di origine fungina sono il corineo che produce delle macchie sulla foglia che necrotizza i tessuti lasciandole bucherellate, la ruggine che colpisce la pagina inferiore della foglia arrossendola e portandola rapidamente alla caduta e infine la ticchiolatura che può danneggiare foglie fiori e frutti.

Funghi
Le malattie fungine del ciliegio sono numerose e richiedono la costante vigilanza da parte dell’agricoltore biologico. L’impianto in aree poco vocate ed errori nella sua gestione accentuano la dannosità delle malattie fungine. Armillaria - Monilia


MALATTIE CAUSATE DA INSETTI E ACARI

Afidi (Aphis gossypii, ecc.)-
  Afide nero del Ciliegio,   Mosca delle Ciliegie,   Tignola del Pesco,   Cocciniglia bianca del Pesco Mosca della Frutta,   Scolitide,   Falena brumale,   Tignola del Susino,   Cocciniglia di San Josè,   Ricamatori,   Rodilegno rosso,   Ragnetto rosso,   Ragnetto rosso comune,   Eriofide delle Drupacee,   Tignola della Frutta 

 
                                                             COLTIVZIONE
                                                               Il vaso a media impalcatura
I sesti d’impianto consigliati per il vaso basso oscillano tra il 7 x 7 m con varietà tradizionali e un minimo di 5 x 4 con nuove varietà.Il vaso si può formare in due maniere a seconda che si parta dal portinnesto innestato sul campo o dall’astone già innestato.

VASO BASSO INNESTATO IN CAMPO

Si mette a dimora il portinnesto per innestarlo nell’anno successivo. Le cure colturali sulle pianta possono essere differenziate su tre anni.

Primo anno: (anno dell’innesto):

  si innesta sul portinnesto a 30-40 cm dal suolo.

  si favorisce il germoglio più vigoroso, fissandolo eventualmente ad un sostegno per evitare la rottura.

  sui rami anticipati, verso fine agosto, si taglia il germoglio principale ad un’altezza da terra tra i 50 ed i 100 cm. poco al di sopra dei rami anticipati che si sarà deciso di utilizzare.
Se non si sviluppano rami anticipati in maggio si spunta il germoglio che è stato scelto (con lunghezza di 30 - 40 cm) al fine di indurne l’emissione.
 

Secondo anno
Gli interventi cesori sono ridotti al minimo e a volta non sono necessari. In ogni caso è sempre consigliabile considerare degli accorgimenti tecnici da osservare:

  all’inizio del periodo vegetativo si dovrà impostare una conformazione per al quale si possano scegliere 3-4 rami che formino l’impalcatura del vaso. Non bisogna scegliere rami che siano troppo vicini tra loro lungo l’astone. L’inclinazione deve essere piuttosto aperta (almeno 45° in terreni fertili)

  dopo la ripresa vegetativa tra i germogli che si sviluppano a 70-80 cm dall’inserzione di ciascuna branca o a distanza ancora maggiore in terreni molto fertili, che daranno il prolungamento della branca e la prima branchetta secondaria dell’impalcatura. Si dovrà tenere presente quelli posti orizzontalmente e orientati verso il basso; favoriti spuntando precocemente tutti i germogli concorrenti. Non si devono mantenere i rami dorsali. Si punta ad ottenere tre branche equilibrate, regolando opportunamente la loro inclinazione e tenendo presente che le più vigorose vanno inclinate.

Terzo anno
Si possono distinguere due tipi d’intervento, a seconda dell’epoca di esecuzione: - alla ripresa vegetativa (gemme ingrossate) - interventi sul verde. Alla ripresa vegetativa si spunteranno le branche principali al di sopra del ramo che si è scelto per costituire il prolungamento. Gli altri interventi consistono essenzialmente nell’eliminazione di rami inutili (succhioni, et). Il prolungamento va di norma inserito verso l’esterno per facilitare la divaricazione delle branche. Sul verde saranno necessari una serie di interventi di cimatura sui germogli che si sviluppano in posizioni non opportune e vanno asportati completamente. Oltre a questi si attueranno anche inclinazioni e piegature sui rami che si dimostrano troppo vigorosi.

Anni successivi Negli anni successivi si sceglieranno le branche di ordine superiore con rami ben aperti e ben disposti rispetto alla verticale.


                                                 VASO BASSO DALL’ASTONE INNESTATO

  si taglierà l’astone a 50-60 cm da terra quando la pianta è messa a dimora.

 eliminazione dei germogli sviluppati subito sotto il taglio, poiché ad angolo di inserzione troppo stretto. Nella zona sottostante si differenzieranno altri germogli che formano l’impalcatura del successivo ramo. Vanno sempre eliminati i germogli non considerati utili

 

 

A pieno vento

Solitamente le piante di ciliegio vengono lasciate crescere liberamente in modo naturale. È però necessario dare alla chioma la giusta impostazione. Partendo da un pollone di un anno appena piantato, si dovrà subito tagliarlo ad un'altezza da terra che può variare da 120 a 180 cm. L'anno successivo si conserveranno tre o quattro rami che si dovranno accorciare a 20-25 cm dal fusto, questi produrranno a loro volta altri rami che saranno anch'essi accorciati facendo in modo di svasare il più possibile la chioma, evitando così che si formi un unico tronco centrale che oltre a crescere sicuramente molto in alto, succhierebbe troppa linfa impoverendo la vegetazione laterale. In seguito si faranno solo potature di sfoltimento interno della chioma, in modo da favorire il soleggiamento e la maturazione dei frutti.

 

 

A vaso nano


Per formare il vaso è necessario piantare un pollone di un anno e tagliarlo a 50-60 cm dal suolo. All'inizio del secondo anno si accorceranno a 30-40 cm almeno quattro rami vigorosi tenendoli lontani dal centro, che a loro volta daranno altri rami dei quali si conserveranno solo quelli esterni. Accorciare ancora anche questi rami in modo da irrobustire ulteriormente la pianta dopo di che la crescita sarà lasciata libera praticando solo qualche potatura di sfoltimento eliminando i rami disordinati.

 

 

 

 A palmetta o spalliera

Questo tipo di forma è molto utile nel caso in cui si voglia guarnire dei muri o delle recinzioni. Anche in questo caso si dovrà piantare un pollone di un anno tagliato a 50 cm da terra e l'anno successivo conservare almeno quattro rami disponendoli su due piani e ancorati ad un sostegno, che può essere un filo di ferro sostenuto da due paletti ai lati della pianta oppure ad un traliccio. Per questo tipo di forma è consigliato utilizzare varietà di basso o medio sviluppo

 

 

 

                                          RACCOLTA          E          COMMERCIALIZZAZIONE

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maggio

giugno

luglio

 

maggio

giugno

luglio

 

 
Maturano da fine maggio ai primi di luglio e vengono accuratamente selezionate con cernita manuale allo scopo di presentarle sul mercato nelle migliori condizioni di freschezza e gusto. Sono notevolissime le caratteristiche contenute nella ciliegia SAV ed il consumatore ha imparato ad apprezzarle per cui il loro ruolo è in costante crescita. L’ottimo sapore di questi frutti è oggi particolarmente apprezzato anche all'estero, grazie alla bontà del prodotto ed alla celerità che contaddistingue il suo arrivo nei maggiori centri distributivi italiani ed europei.

 

 

A differenza di altri frutti, le ciliege, non proseguono la maturazione dopo il raccolto. Acquistatele o raccoglietele quindi solo se ben mature e sceglietele con i frutti turgidi e
con il picciolo fresco.

I "giovannini"
In questo mese i ciliegi, in piena produzione, sono una gioia per gli occhi. La tradizione vuole che le ciliege vengano consumate entro il 24 giugno, giorno di San Giovanni. Per questa ragione, in alcune zone d'Italia, si chiamano "giovannini" i minuscoli vermetti bianchi che si possono trovare dentro i frutti quando le giornate diventano molto calde e le ciliege troppo mature.

Composta di ciliege
Da preparare per utilizzare una certa quantità di ciliege non più molto fresche. Dopo averle lavate e snocciolate, si fanno cuocere per una decina di minuti con un bicchiere di vino rosso, tre cucchiai di zucchero, un pezzetto di cannella, un chiodo di garofano e scorza di limone. Una volta cotte, si tirano su con la schiumarola e si fa restringere il sugo fino a consistenza sciropposa prima di versarlo sulle ciliege. Tenerle in frigo per un'oretta prima di servirle accompagnate da panna montata o da gelato alla vaniglia
 

Le varietà più diffuse


Durone nero di Vignola
-
La più famosa ciliegia italiana, grossa, a forma di cuore, lucida, rosso scura (quasi nera), con polpa altrettanto scura e dolce. Maturazione medio tardiva. Da consumo fresco. Troppo cara per pasticceria, salvo per le preziose tartellette mignon. Albero di discreto sviluppo e di media fertilità. Produce frutti grossi di color rosso nerastro con polpa scura, dolce e di ottimo sapore e resistenti allo spacco. Matura ai primi di giugno la varietà precoce e a fine giugno quella tardiva

   
 Durone della Marca

Albero vigoroso e produttivo, i frutti sono di ottimo aspetto e colore di pezzatura grossa, con polpa soda, pregiati per la maturazione tardiva che avviene negli ultimi giorni di
 

Bella Italia

Trentina, di grandezza media e colore rosso scuro, con polpa soda, rosata, succosissima, saporita e dolce. Maturazione tardiva. Ottima per gli strudel e dolci, soprattutto quelli con panna.
 

Bigarreau Napoleon

Varietà molto apprezzata per l'elevata fertilità.
I frutti sono gialli e rossi dalla parte esposta al sole, sono a forma di cuore molto grossi con polpa chiara, soda e zuccherina. Matura a metà giugno
 

Del Monte
Campana, grossa, a forma di cuore di colore giallo con sfumature rosse. La polpa è profumata, biancastra, croccante e piuttosto acidula. Maturazione abbastanza precoce. Ottima anche per qualche esperimento in piatti salati, soprattutto negli antipasti (decorazioni e formaggi).

Bigarreau Burlat
Una fra le varietà più precoci (metà maggio). Discretamente produttiva, i frutti sono di media pezzatura di color rosso scuro con polpa rossa di buon sapore.

 

Malizia

Campana, grossa, a forma di cuore, di colore rosso con puntini chiari. La polpa è soda, rossa, succosissima e profumata. Maturazione media. Buona fresca oppure per dolci e confetture

Durone nero II di vignola
Piccolo e succoso. Maturazione tardiva. Da consumo fresco


Mora di Cazzano

Tipica del Veronese, piuttosto grossa, sferoidale, di colore rosso brillante con polpa soda, crocante. Straordinario l'equilibrio tra succosità, dolcezza e acidità. Maturazione in epoca intermedia. eccellente fresca, adatta a qualche azzardo di cucina salata.
Malizia Falsa -
(epoca di maturazione + 7 gg. rispetto a Burlat) Origine: italiana, antica e di genealogia sconosciuta.Albero: vigoroso, a portamento espanso.Fioritura: tardiva, autosterile (impollinatori:Ferrovia, iorgia).
Frutto: grosso (8-10 g), cordiforme;peduncolo medio; buccia di colore rosso scuro; polpa di colore rosso, mediamente consistente, poco aderente nocciolo e di eccellenti qualità gustative.
Giudizio d’insieme: cultivar interessante per le ottime caratteristiche frutti (estetiche ed organolettiche) per l’epoca di maturazione che cade,in Puglia ed in Trentino, circa una settimana dopo quella di Burlat. La lenta entrata in  produzione delle piante può però costituire un fattore limitante per la sua diffusione in coltura.

Meraviglia dell'Alpone

Veneta, molto grossa, di colore rosso vinoso dentro e fuori. la polpa è soda, mediamente succosa, saporita. Maturazione tardiva. Ottima fresca ma anche per dolci e salse.
 
Ferrovia

Di origine pugliese, è di gran lunga la più comune sui mercati. Grossa, a forma di cuore appuntito di colore rosso vivo, con polpa rosa e soda. Maturazione in medio periodo. da consumo fresco.
Graffione bianco piemontese

Tipica ciliegia torinese, media, a forma di cuore, di colore giallo chiaro con maculature rosa. La polpa è gialla soda e croccante. Maturazione tardiva. Adatta al sotto spirito. Capita speso che in commercio vengano chiamate Graffioni anche diverse ciliege tenerine gialle
Durone dell'anella

Emiliana, grossa, allungata, moltosaporita, di colore rosso con polpa rossa e soda. Maturazione tardiva. Per consumo fresco, sotto spirito, canditi.

Bella di Pistoia
Toscana, grossa, rossa con polpa rosa molto croccante e saporita. Maturazione media, da consumo fresco ma anche pere liquori, crostate, decorazioni.
 
Moretta di Vignola

Emiliana, piccola, scurissima dentro e fuori, molle, molto succosa e dolce. Maturazione media. Ideale per marmellate, creme, budini e dolci nordici (in particolare la torta Foresta Nera)


 
 

Vesseaux    (epoca di aturazione + 17 gg. rispetto a Burlat)

Origine: francese e di genealogia sconosciuta, originaria dalla regione dell’Ardèche
Albero: vigoroso, a portamento assurgente.
Fioritura: medio-precoce, autosterile,(impollinatori in corso di individuazione )
.Frutto: medio (7-8 g), cordiforme allungato; peduncolo medio; buccia rugosa di colore rosso;
polpa di colore rosa, consistente, poco aderente al nocciolo e di buon sapore.
Giudizio d’insieme: sebbene i frutti siano resistenti a manipolazioni e trasporto, è da prevedere
che la scarsa brillantezza dovuta alla rugosità della buccia riduca attrattività ed interesse per questa cultivar

 

Gégé  (epoca di maturazione + 19 gg. rispetto a Burlat)

Origine: francese, derivante da un semenzale naturale individuato in Lotet Garonne.
Albero: vigoroso, a portamento tendenzialmente assurgente.
Fioritura: intermedia, autosterile (impollinatori: Lapins, Stella, Sunburst - fonte Ctifl).
Frutto: medio-grosso (8-9 g), cordifome;peduncolo lungo; buccia di colore rosso scuro;
 polpa di colore rosa, consistente, mediamente aderente al nocciolo e di buone qualità gustative.
Giudizio d’insieme: interessante per le caratteristiche dei frutti, di buon sapore, resistenti a manipolazioni e trasporto e facili da raccogliere grazie al lungo eduncolo

 

Noire de Meched  (epoca di maturazione + 21 gg. rispetto a Burlat)

 Origine: iraniana, di genealogia sconosciuta.
Albero:
di medio vigore, a portamento tendenzialmente assurgente.
Fioritura:
intermedia, autosterile (impollinatori: Badacsony, Belge,Hedelfinger,
Summit - fonte Ctifl).

Frutto:
medio-grosso (8-9 g),cordiforme arrotondato; peduncolo lungo; buccia di colore rosso
scuro;polpa di colore rosso, consistente,mediamente aderente al nocciolo e di buon sapore.

Giudizio d’insieme:
cultivar interessante per le buone caratteristiche dei frutti ,
ma la maturazione quasi contemporanea ad altre di maggior pregio ne potrebbe limitare la diffusione in coltura.

->

Badacsony (epoca di maturazione + 20 gg. rispetto a Burlat)

Origine: ungherese, antica e di genealogia sconosciuta. Sembrerebbe tuttavia essere
strettamente imparentata (e pertanto intersterile) col gruppo Ferrovia, Germersdorfer e Schneiders.

Albero:
vigoroso, a portamento espanso.
Fioritura:
intermedia, autosterile (impollinatori: Summit, Canada Giant, Noire de Meched fonte Ctifl).
Frutto:
grosso (8-10 g), cordiforme;peduncolo lungo; buccia di colore rosso scuro; polpa di colore rosso,
 consistente, mediamente aderente al nocciolo e dal sapore eccellente.

Giudizio d’insieme:
cultivar interessante per le eccellenti caratteristiche estetiche ed organolettiche dei frutti, mediamente sensibili allo spacco e particolarmente resistenti a manipolazioni e trasporto.

CILIEGIO DURONE DI CESENA GIANT"
Maturazione fine giugno frutto croccante scuro autofertile
 

Una fra le varietà più precoci (metà maggio). Discretamente produttiva, i frutti sono di media pezzatura di color rosso scuro con polpa rossa di buon sapore

Coltivazione alternativa. Negli ambienti vocati, la cerasicoltura può venire considerata oggi una possibile e valida alternativa a molte produzioni frutticole tradizionali - caratterizzate da situazioni di eccedenza produttiva (es. pesco) o interessate da gravi problematiche fitosanitarie, di difficile risoluzione (es. albicocco e susino) - per diverse ragioni: la domanda sostenuta da parte del mercato interno ed europeo, l'allargamento dei mercati con conseguente aumento dei potenziali consumatori, i quantitativi di ciliegie annualmente prodotti, i prezzi spesso allettanti realizzati dai produttori insieme ad una riduzione dei costi di produzione realizzabile nei nuovi impianti specializzati.

Troppe varietà. Con un calendario produttivo di appena 5-6 settimane, c'è da chiedersi se I'assortimento varietale che caratterizza l'attuale cerasicoltura non sia troppo ampio: dall'ultima indagine effettuata da Bargioni (1995) e limitata alle quattro regioni più rappresentative della coltivazione del ciliegio in Italia (Veneto, Emilia - ROMAGNA, Campania e Puglia) emergeva infatti che erano oltre 50 le varietà coltivate. Inoltre, le "roccaforti" varietali che hanno caratterizzato nel passato le singole realtà produttive italiane (si pensi ai 'Duroni di Vignola' o alle "More" nel veronese) sono state oggi per lo più affiancate, ma non completamente sostituite nei nuovi impianti, da cultivar di recente costituzione, con caratteristiche agronomiche o pomologiche spesso innovative, frutto del lavoro dei numerosi programmi di miglioramento genetico.

VARIETA’


CILIEGIO SELVATICO
Prunus avium
Il ciliegio selvatico è immediatamente riconoscibile in primavera quando emerge dai sieponi e dalle macchie boschive dove vegeta, grazie alla abbondantissima fioritura candida che riveste completamente la chioma. Da questa specie sono state ricavate mediante innesti tutte le varietà coltivate I ciliegi selvatici non hanno la stessa importanza commerciale avendo frutti scadenti, ma influenzano la diffusione della fauna e migliorano il terreno.

In Giappone il fiore di ciliegio è simbolo di purezza e di felicità. Fiorisce in primavera e nella tradizione scintoista dà il via alle feste che favoriscono e proteggono i raccolti. Un infuso di fiori di ciliegio sostituisce il tè nelle cerimonie nuziali. Nella mitologia baltica esiste un dio dei ciliegi, Kirnis, al quale si facevano offerte di galli e di ceri accesi.

                                                                       CONSIGLI
                                           L’irrigazione può prevenire lo “spacco” delle ciliege

Nella fase che va dall’invaiatura alla raccolta, interventi  irrigui ben calibrati possono ridurre l’effetto negativo di piogge o temporali.Gli accorgimenti da adottare.

La coltura del ciliegio ha esigenze idriche analoghe a quelle delle altre rupacee, ma dato il notevole anticipo del ciclo produttivo non ha elevate necessità irrigue. In genere, le riserve idriche immagazzinate dal terreno durante l’inverno e la primavera sono più che sufficienti per consentire la regolare fisiologia delle fasi di fioritura, allegagione,ingrossamento e maturazione dei frutti. Tuttavia non è raro – anzi,ultimamente è sempre più frequente– avere inverni siccitosi seguiti da primavere poco piovose e calde: in queste condizioni,piogge o eventi temporaleschi nella fase di sviluppo tra l’invaiatura e la maturazione dei frutti diventano assai più probabili ,rendendo più frequente il dannoso fenomeno dello “spacco”dei frutti.Lo “spacco” è un’alterazione risultante dal rapido aumento in volume delle cellule, determinato da un eccesso del turgore cellulare dovuto ad una rapida ed eccessiva disponibilità di acqua.Si tratta di un fenomeno rapido, che comporta un aumento di volume superiore a quello permesso dalla elasticità della buccia, in conseguenza di un assorbimento idrico attraverso le radici oppure da parte del frutto durante la pioggia. L’aumento della tensione cellulare si ripercuote sull’epidermide che si dilata oltre i limiti di elasticità, fratturandosi.Le screpolature semicircolari o circolari possono localizzarsi in prossimità del peduncolo o nell’area apicale;quelle lineari, lateralmente, nella “guancia“ della drupa, approfondendosi nella polpa.Se le lesioni compaiono su frutti prossimi all’invaiatura quando sono ancora acerbi possono cicatrizzare, mentre ad uno stato di maturazione avanzatoi tessuti non riescono a reagire nei confronti del trauma e possono sopravvenire infezioni fungine in campo ad opera di Monilia laxa e fructigena e Botrytis cinerea, attraverso la frattura dell’epidermide, propagandosi poi rapidamente agli altri frutti dello stesso mazzetto;dopo la raccolta possono verificassi infezioni provocate da Rhizopus stolonifer (marciume nero).Il fenomeno è più frequente in concomitanza di andamenti stagionali umidi-piovosi nell’intervallo compreso fra l’invaiatura e la raccolta. Non sono comunque rari casi di “spacco” durante lo stoccaggio, causati da una conservazione prolungata in celle ad elevata umidità.

                                         I DANNI di Luciano proietti

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I danni causati dallo “spacco”anno effetti negativi sia per il reddito del singolo produttore sia, più in generale, per l’intera filiera.Per quanto riguarda il produttore,il danno più rilevante è costituito dal forte deprezzamento che subisce il frutto alla raccolta. Ma non va assolutamente trascurato il danno indiretto determinato dai parassiti fungini (Monilia, ad esempio) che si instaurano grazie alla frattura dell’epidermide durante la maturazione. Propagandosi poi rapidamente agli altri frutti dello stesso mazzetto,tali parassiti creano un danno commerciale di estrema gravità, compromettendo buona parte della produzione.La filiera viene coinvolta sul piano della quantità di prodotto stoccato,dunque sull’entità delle partite commercializzabili. Infatti, l’area di produzione del ciliegio è piuttosto ristretta,per cui quando si verificano le condizioni climatiche descritte in precedenza è frequente che sia interessato quasi l’intero territorio di coltivazione.In questi casi l’entità del fenomeno risulta piuttosto ampia e rilevante; parecchie partite di prodotto potranno risultare deprezzate, intaccando la “massacritica” di ciliege che è possibile immettere sul mercato. Ciò pone in una posizione subalterna l’associazione dei produttori di fronte alla grande distribuzione organizzata, che potrà agevolmente stabilire i prezzi.Lo “spacco” si può manifestare in qualunque momento della stagione del ciliegio. Nell’Emilia-Romagna, in particolare, le piogge “dannose” si manifestano più frequentemente in epoca precoce colpendo le varietà del periodo,che tra l’altro sono particolarmente sensibili alle lesioni; per cui il danno

economico sarà ancora più rilevante,poiché le varietà colpite vengono commercializzate in una fase in cui i prezzi sono normalmente più alti e quindi molto remunerativi per il comparto.Ai danni descritti vanno aggiunti gli effetti negativi sull’occupazione,poiché il quantitativo di prodotto da lavorare si riduce; saranno perciò necessari meno addetti per la raccolta e la lavorazione

delle partite in magazzino.È evidente che una corretta alimentazione idrica, iniziata con largo anticipo rispetto a tali fasi, potrebbe impedire pericolose oscillazioni di umidità nel terreno, mantenendo i tessuti del frutto in costanti condizioni di buona idratazione.Da questo concetto trae origine una recente metodologia basata sull’irrigazione preventiva.

È stato messo sotto osservazione dal 1999 al 2001 un impianto di ciliegio con varietà Lapins, medio-tardiva e all’ottava foglia,innestato su franco con sesto d’impianto 4,5 x 3,5 metri, con interfilare inerbito;l’irrigazione è stata effettuata mediante spruzzatori dinamici con portata effettiva, pari a 69 litri/ora.Le tesi a confronto vedevano 3 piante irrigate contro 3 piante non irrigate,ripetute 2 volte per un totale di 4 parcelle, disposte secondo lo schema allegato.

Per mantenere sotto controllo l’umidità del terreno è stato posizionato un tensiometro lungo il filare più esterno alla profondità di 30 centimetri; lo strumento è stato impiegato per avviare il primo intervento irriguo al raggiungimento della tensione di 30 centibar rilevata.L’irrigazione nell’appezzamento è stata gestita a partire dalla fase di invasatura dei frutti, allorquando l’umidità del terreno fosse scesa al di sotto del valore di 30 centibar, rilevati dal tensiometro.In seguito gli interventi irrigui sarebbero stati determinati in base al metodo del bilancio idrico.

Per il monitoraggio dell’insorgenza del fenomeno dello “spacco” e la sua successiva evoluzione si è deciso di effettuare il prelievo di 300 frutti per tesi immediatamente dopo un evento piovoso superiore a 10 millimetri, dalla fase dell’invaiatura sino alla data di raccolta compresa.

I vincoli posti relativamente all’entità dell’evento piovoso ed alla fase fenologica corrispondono alla necessità di monitorare lo stato dei frutti in condizioni propizie alla fisiopatia e sono stati suggeriti dai tecnici del Consorzio della ciliegia, della susina e della frutta tipica di Vignola, che hanno collaborato prelevando ed analizzando i campioni di frutti.

 Tecniche agronomiche
 

 Tab. 1 - Esiti delle prove sperimentali 


DATI


1999


2000

 


2001

IRRIGATO

TEST

IRRIGATO

TEST

IRRIGATO

TEST

% frutti spaccati

 

5,7

3,4

18,2

8,2

27,4

16,65

Produzione q.li/ha

 

n.r

. n.r.

118,95

110,55

73,01

71,43

Piogge periodo (mm)

 

17

88

 

84

Irrigazioni (mm)

 

70,4

88

 

88

 

 Tab. 2 - Dati produttivi delle singole parcelle   


TESI


NUMERO FRUTTI TOTALE

 


NUMERO FRUTTI SPACCATI

 


% “SPACCO

 


PRODUZIONE

(kg)

 

1 Irrigua

 

237

64

27

23

2 Test

 

269

13

4,8

31,5

3 Test

 

207

59

28,5

36

 

4 Irrigua

 

242

67

27,7

46

 

 I risultati delle prove 

Di norma la copiosità delle precipitazioni ha consentito il mantenimento nel terreno di una buona riserva idrica,sufficiente, quanto meno, a portare le piante non irrigate a raccolta senza eclatanti riduzioni di prodotto. In particolare nel 2000, annata molto calda e siccitosa, è stato possibile irrigare fino in prossimità della raccolta, - poi alcuni giorni di pioggia hanno riequilibrato il deficit idrico delle piante non irrigate,non consentendone però il recupero produttivo.Va comunque riferito che in tutte le annate di prova, l’azienda – a causa di estati calde e siccitose  ha irrigato anche  durante la fase di post-raccolta.Non solo le piante irrigate hanno ricevuto dosi di acqua, ma anche le piante test sono state irrigate a stagione inoltrata, visto lo stato di stress in cui si trovavano.Ciò, unitamente ai risultati produttivi favorevoli alle piante irrigate, indica un effetto positivo dell’irrigazione sulla loro produttività, che influisce positivamente nell’arco di durata della vita produttiva del ceraseto.Le performance produttive e la percentuale di frutti spaccati sono riportati nella tabella 1.Dal punto di vista dell’incidenza del fenomeno dello “spacco” è necessario analizzare i dati delle singole parcelle.A questo proposito si riportano i dati del solo anno 2001, poiché rappresentativi di quanto accaduto negli altri anni, mettendoli in relazione con i dati produttivi delle singole parcelle.Sulla base dei dati riportati, si è ipotizzato che la percentuale superiore di “spacco” verificatasi nelle piante irrigate della tesi 1 sia il risultato di un numero basso di frutti, ma di calibro maggiore e più turgidi, i quali avendo a disposizione maggiori risorse non sono riusciti a trovare quell’equilibrio meccanico dell’epidermide, indispensabile per evitare il danno. È noto, infatti, che i frutti di calibro inferiore nelle stesse condizioni (stessa pioggia e stesso momento fisiologico) sono meno suscettibili allo “spacco” per la maggiore resistenza della buccia all’aumento di turgore interno.Viceversa, con una carica maggiore di frutti, le piante irrigate sembrano difendersi meglio di quelle non irrigue, soprattutto in presenza di piogge diffuse in tutto il periodo e non concentrate nella fase immediatamente precedente la raccolta, che spiegherebbe la seppur esigua minore incidenza dello “spacco” tra le tesi 4 irrigua e la tesi 3 test non irriguo.Tuttavia è bene precisare che in questo caso, in presenza di irrigazione,si possono avere ritardi nel ostruzione dei vasi del peduncolo, tali da permettere ancora l’assorbimento di acqua, esponendo le piante al rischio di spaccatura dell’epidermide. Questo può accadere soprattutto in presenza di forti piogge;è probabile che eventi piovosi trascurabili non provochino alcun danno.

 Quando e come  irrigare 

La varietà Lapins è poco vulnerabile al fenomeno in questione, sia per la sua scarsa suscettibilità genetica che per l’avanzata epoca di maturazione.Tuttavia, l’andamento climatico ha favorito l’iniziativa per la copiosa quantità di pioggia, ben distribuita nell’arco di tempo utile per il verificarsi dello “spacco”, come dimostrato dall’elevata presenza di frutti spaccati anche su Lapins. In ogni caso, le osservazioni dimostrano che, gli interventi irrigui effettuati durante la fase di sviluppo che va dall’invaiatura alla raccolta rappresentano una pratica raccomandabile, quantomeno per la maggiore produzione ottenuta.Per la prevenzione dello “spacco”,in linea teorica autorevoli studiosi stranieri hanno affermato che l’irrigazione ha un’influenza positiva: ma ciò va confermato in presenza di umidità critica nel terreno durante la fase di massimo sensibilità della coltura, cioè in annate più siccitose oppure in terreni con scarsa ritenzione idrica. Per tenere sotto controllo questo aspetto è consigliabile posizionare nel terreno, a 30 centimetri di profondità, un tensiometro per controllare in quale fase dello sviluppo si trova la pianta al raggiungimento della soglia di 30 centibar, al di sopra della quale è necessario intervenire con l’irrigazione.I dati tensiometrici hanno confermato la sensibilità dello strumento nella rilevazione dell’umidità del terreno,per cui è consigliabile utilizzare il tensiometro anche nel ciliegio, al fine di individuare con precisione il momento del primo intervento irriguo, soprattutto quando deve essere sufficientemente anticipato per garantire il mantenimento di un elevato livello di idratazione delle cellule.I valori osservati sono stati abbastanza penalizzanti per le piante irrigate;non lo sono per le piante non irrigate,per i motivi illustrati in precedenza.Pur con i limiti della brevità e della localizzazione dell’esperienza condotta, si può comunque confermare, seppure in via approssimativa, quella tesi che attribuisce all’improvvisa e repentina disponibilità di acqua per la pianta, la causa della spaccatura dell’epidermide. Il verificarsi dello “spacco”, dopo una forte pioggia caduta in prossimità della raccolta anche in piante irrigate

regolarmente, conferma questa impressione,dimostrando che l’irrigazione non riesce a mantenere uno stato di idratazione tale da impedire ad improvvisi picchi dei flussi idrici interni alla pianta, con conseguente veloce dilatazione e rottura delle cellule dell’epidermide,non in grado di adeguarsi a questo fenomeno. 

La gestione irrigua

 Alla luce di quanto osservato si possono trarre alcuni utili spunti per la gestione dell’irrigazione del ciliegio:_l’irrigazione nelle aziende investite a ciliegio, laddove è presente, svolge un ruolo preciso. La coltura compie i propri cicli vegeto-produttivi in una stagione in cui le piogge sono di norma sufficienti ad assicurare il loro corretto svolgimento;se però il terreno ha scarsa ritenzione

idrica, l’irrigazione diventa indispensabile per un avere piante efficienti ed in buono stato di salute. Questo è il caso dell’azienda Tomesani, il cui terreno non offre sufficienti garanzie in termini di ritenzione idrica, ed è per questo che l’azienda si è dotata di un impianto irriguo;in termini pratici l’irrigazione non appare una soluzione praticabile per la prevenzione dello “spacco”; pertanto non conviene acquistare appositamente un impianto irriguo;_ si pone invece un problema di corretta gestione dell’impianto irriguo nelle aziende che già ne sono in dotate,purché si tratti di microirrigazione. Gli impianti per aspersione sono sconsigliati per l’effetto battente sull’epidermide,che può indurre fessure e danneggiamenti.In questo quadro:a) l’irrigazione va presa in considerazione solo a partire dalla fase di invaiatura;
b) è consigliabile l’uso del tensiometro per la determinazione del primo intervento irriguo, per evitare di asciugare troppo il terreno, provocando l’effetto opposto rispetto all’obiettivo prefissato,

ottenendo cioè la spaccatura dell’epidermide.Il valore ottimale è di 30 centibar;

c) dal momento in cui si è effettuato il primo intervento, si procederà sulla base del bilancio idrico della coltura (anche consultando servizi di assistenza tecnica irrigua) restituendo alla coltura i consumi idrici, con turno di 1-2 giorni. In questo caso è necessario limitare fortemente le irrigazioni se la carica di frutti è scarsa, altrimenti si potrebbe agevolare la fenditura dell’epidermide a causa dell’eccesso di turgore determinato dalla disponibilità idrica;

d) in presenza di una carica ottimale ed in assenza di piogge nel periodo che va dall’ invaiatura alla raccolta, è consigliabile sospendere l’irrigazione in prossimità della raccolta: - ciò eviterà di prolungare il flusso di linfa attraverso il peduncolo. Viceversa, il blocco dell’irrigazione potrà diminuire fortemente l’efficienza dei vasi del peduncolo, evitando che una pioggia molto forte sotto raccolta possa provocare turgore cellulare e, conseguentemente, rottura dell’epidermide.

Nelle colture tardive è dunque consigliabile sospendere 7 giorni prima, mentre in quelle medie e precoci 5 e 3 giorni rispettivamente saranno sufficienti. Si ringraziano l’azienda Tomesani ed il Consorzio della ciliegia, della susina e della frutta tipica di Vignola (MO) per la gentile concessione (Tecniche agronomiche)