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COMUNE DI
CELLENO
Provincia di Viterbo
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IL CILIEGIO |
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Portale di Celleno al servizio
della cittadinanza
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Il Ciliegio
Rosaceae (Prunus
Avium L. o Cerasus Avium L.)
Ricerca di Luciano Proietti

Impianto di
ciliegicultura di
Peroni Alberto Via Viterbo. n° 52 tel. 338/8742237 0761912627
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DESCRIZIONE
Pianta di origini asiatiche, diffusa in Europa fin dai tempi antichi, Il
ciliegio si può dividere essenzialmente in due specie diverse: il ciliegio a
frutto dolce e il ciliegio a frutto acido. Il ciliegio dolce a sua volta si
distingue in due categorie: le duracine e le tenerine. Le duracine, dette anche
duroni, sono piante di notevole sviluppo che possono raggiungere anche i 20 mt
d'altezza, mentre le tenerine sono piante di dimensioni più ridotte e con una
crescita più lenta. Hanno entrambe foglie grandi e ovali, i fiori sono
generalmente bianchi. Nelle duracine, i frutti hanno la polpa dura e croccante
che può essere, secondo la varietà, bianca, rossa o nerastra. Le tenerine invece
hanno la polpa molle e molto succosa solitamente rossa o nera. Il ciliegio acido
si distingue anche per altri caratteri in tre diverse categorie: le amarene, le
visciole e le marasche. Le amarene sono piante di scarso sviluppo con rami
pendenti e foglie piccole, i frutti sono di color rosso intenso con polpa e
succo sono invece chiari. Le amarene sono usate per la produzione di succhi e
sciroppi. Le visciole hanno i rami dritti con foglie molto grandi, i frutti sono
di color rosso brillante come la polpa e il succo, hanno il sapore dolciastro
perciò sono utilizzate anche per il consumo fresco e per produrre marmellate.
Infine le marasche che sono piante di taglia piccola come anche le foglie e i
frutti, i quali sono usati dall'industria per la produzione di liquori.
Discusso e controverso è il significato attribuito al ciliegio nel corso dei
secoli e presso popolazioni diverse: nei Paesi dell'Europa Centrale il ciliegio
è considerato da sempre protettore dei campi contro i malintenzionati; nei Paesi
scandinavi ed in Gran Bretagna, invece, è il simbolo della sventura e di
prossime disgrazie; in Oriente ed in particolare in Giappone il ciliegio è
l'emblema della sensualità e
della femminilità.
NORME
DI QUALITA' DELLE CILIEGIE
(Reg. CEE n. 899/87)
Disposizioni relative alle etichette
1. Ragione sociale imballatore
e/o speditore
2.
Termine "CILIEGIE" se il prodotto non è visibile
3. Origine del prodotto (Italia per export; o regione o provincia; o
localiità per il mercato interno)
4. Categorie: o extra; o prima; o seconda; o terza5. Numero registro
Operatori e numero Centro di condizionamento
Calibrazione
- Calibro minimo categoria extra
mm. 20 (tollerato il 10% di calibro non inferiore a 17 mm)
- Calibro minimo categoria I e II
mm. 7 (tollerato il 10% di calibro non inferiore a 15 mm)
- Calibro minimo categoria III
mm 15 (tollerato il 15% di calibro inferiore a 15 mm)
I frutti devono essere sostanzialmente
omogenei
Cat.
1I frutti di questa categoria devono essere di ottima qualità, provvisti
di peduncolo ,devono presentare la forma e la colorazione tipica della varietà..
Cat. 2:I frutti di
questa categoria possono presentare una leggera malformazione nella forma e
qualche difetto di colorazione.
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Tra i prodotti
esclusi perchè destinati prevalentemente all' autoconsumo
ricordiamo in provincia di Viterbo il ciliegio dolce di Celleno |
Caratteristiche qualitative minime
La presente
norma si applica ai prodotti destinati al consumo allo stato fresco, eccettuati
quelli destinati alla trasformazione. La norma ha lo scopo di definire le
caratteristiche che il prodotto deve presentare all'atto della spedizione, dopo
condizionamento ed imballaggio. Il prodotto deve essere intero, sano, pulito, in
particolare senza residui di prodotti antiparassitari, privo di umidità esterna
anormale, privo di sapore o odore estraneo. I frutti devono essere stati
raccolti con cura ed devono avere raggiunto un grado di maturazione tale da
consentire il trasporto e la conservazione richiesti per le esigenze commerciali
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Ciliegia |
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caratteristiche: |
E' il frutto del
ciliegio(Prunus avium); pianta delle Rosacee probabilmente
originaria dei territori compresi fra l’Anatolia e il Mar Caspio; ha
foglie alterne, brevemente picciolate, ovato-allungate, seghettate; i
fiori sono bianchi riuniti in gruppi da 1 a 6; i frutti (ciliegie) sono
drupe globose di varia grossezza e consistenza, di colore rosso più o meno
intenso e con lungo picciolo. |
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Composizione chimica: |
acqua 86.2 % |
proteine 0.8 g |
grassi 0.1 g |
zuccheri 9 g |
vitamina A 19 mg |
ferro 0.6 mg |
calorie 38 kcal
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calcio 30 mg |
IL Legno di ciliegio
Il ciliegio ha la corteccia
lucente, di colore bruno- rossastro, che si stacca in strisce orizzontali. In
primavera la chioma si riempie di una moltitudine di fiorellini bianchi che più
tardi, verso maggio-giugno, diventeranno rossi frutti buonissimi. In autunno le
foglie che sono lunghe, appuntite, con il margine seghettato, di colore verde
chiaro diventano di un bel rosso vivace.Il legno del ciliegio è molto pregiato e
si lavora facilmente. E' usato per fabbricare mobili e strumenti musicali il
suo Peso specifico è: 650/750 kg/m3
Nella ciliegia
tante sostanze preziose e un aiuto per
dimagrire
Da un punto di vista
nutritivo e salutistico, la ciliegia è un frutto prezioso per la ricchezza di
sali minerali (potassio, fosforo, calcio, magnesio, manganese, rame, zinco),
vitamine (in particolare A e C, ma anche B e PP) e soprattutto polifenoli, oltre
ad altri preziosi principi protettivi, disintossicanti e depurativi. Non a caso,
sono molte le preparazioni medicinali di antico uso ottenute da questi frutti e
per- sino dai loro piccioli. Le ciliegie, tra l'altro, sono ricche di zuccheri
(tollerati anche dai diabetici), prive di grassi e povere di proteine, e si
rivelano dunque deali anche per chi è in regime dimagrante: dato che infatti
"una tira l'al- tra", come si suoi dire, la pancia si riempie e la fame si placa
senza incidere sull'apporto
da Durone alla Ferrovia fino alla Malizia...se la ricerca è attivissima e sul
mercato compaiono sempre nuove cultivar (ottime, resistenti e anche adatte al
biologico), non sono da dimenticare
(Kataweb Salute)
30.05.2002 - Uno studio della Michigan State University ha verificato che una
dieta ricca di ciliege riduce gli attacchi di cuore e le malattie
cardiovascolari, senza naturalmente avere gli effetti collaterali dell'aspirina.
La notizia arriva dalla Coldiretti, che informa anche che quest'anno la raccolta
di questo frutto si prevede particolarmente abbondante
Un motivo in più per mangiare le ciliege,
frutto principe di questa stagione? Fanno bene al cuore e alla
circolazione. Uno studio americano assicura che riducono gli
attacchi di cuore e le malattie cardiovascolari. L'effetto benefico
sul cuore e l'azione antidolorifica delle ciliege, che le renderebbe
simili all'aspirina, è solo l'ultima delle novità accademiche sugli
effetti terapeutici di questo frutto, che per i prossimi mesi sarà
disponibile sulle nostre tavole grazie ad una produzione nazionale
prevista in aumento. Lo afferma la Coldiretti, nel rendere noti i
risultati della ricerca del professor Nair e del suo gruppo della
Michigan State University, che evidenzia come una dieta ricca di
ciliege e di prodotti derivati riduca gli attacchi di cuore e le
malattie cardiovascolari. Da questo studio - informa la Coldiretti -
è emerso che le sostanze responsabili degli effetti antidolorifici
attribuiti alle ciliegie sono gli antociani (sali, di solito
cloruri) che oltre a conferire la colorazione rosso-arancio rendono
queste golosità simili all'aspirina, senza però averne gli effetti
collaterali.
Portate in Italia da Lucullo, ecco perchè, parlando di loro si
dice che siano un frutto luculliano, di grande golosità, le ciliege
- afferma la Coldiretti - hanno altri importanti proprietà
terapeutiche. Contrastano l'ipertensione, sono leggermente lassative
e diuretiche, ricche di vitamine, in particolare A e C e nutrono in
modo ottimale durante l'estate perché contengono molti sali minerali
(potassio, calcio, ferro) che vengono dispersi con il sudore.
Inoltre, le ciliege - continua la Coldiretti - sono dietetiche
perché forniscono un medio apporto di zuccheri e proteine ed hanno
solo 38 calorie per ogni 100 grammi di prodotto e anche in cosmetica
producono benefici effetti. La polpa, per esempio, è utile per
rinfrescare pelli irritate e un decotto di peduncoli può essere
usato come lenitivo per pelli screpolate.
La raccolta delle ciliege - informa la Coldiretti - avviene tra
maggio, giugno e luglio e quest'anno, si prevede, sarà
particolarmente abbondante. In Italia, che rappresenta uno dei
principali produttori di ciliege a livello europeo la coltivazione -
informa la Coldiretti - èdiffusa principalmente in Puglia, Campania,
Emilia-Romagna e Veneto. Oltre che per il tradizionale consumo
fresco - conclude la Coldiretti - le ciliege possono essere
utilizzate per la produzione di marmellate, sciroppi, succhi,
canditi, salse, distillati, sorbetti e mostarde e liquori come
maraschino, ratafià, cherry e brandy.
I CONSIGLI
Come sceglierle: A differenza di altri frutti, le ciliege,
non proseguono la maturazione dopo il raccolto, è necessario allora
acquistarle solo se ben mature e sceglierle con i frutti sodi, privi
di ammaccature e con il picciolo dal colore verde vivo e intenso.
Come conservarle: Tenerle in luogo fresco e poco umido,
sempre contenute in un sacchetto di carta e mai nella plastica.
Essendo molto sensibili al freddo è preferibile non conservarle in
frigorifero ma a temperature non troppo basse.
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il
Santo delle ciliegie si venera Il 6 giugno ed è Gerardo Tintore, patrono di
Monza
il perché della
ciliegia
Dopo un periodo di alterne vicende, la coltura del ciliegio attraversa
attualmente una fase di espansione. La superficie nazionale è ormai prossima a
30mila ettari e la produzione è attestata intorno a valori di tutto rispetto,
perché stabilmente superiori, seppure non di molto, a 150mila tonnellate medie
annue. E’ prevedibile che, continuando l’attuale favorevole congiuntura di
domanda e di prezzi alla produzione, nel medio termine il quantitativo di
ciliegie prodotte in Italia possa sempre più avvicinarsi al traguardo delle
200mila tonnellate annue. E’ anche noto che, sul territorio nazionale, il
ciliegio si addensa in coltura in sole poche regioni. Veneto, Emilia-Romagna,Lazio,(Celleno
Vt ove nell’anno 2002 sono state piantate oltre 1200 piante) Campania e Puglia.
contribuiscono infatti con circa 130mila tonnellate annue, pari a poco più dell’
80% , alla produzione italiana di ciliegie. La regione nella quale la coltura
mostra tendenza più accentuatamente espansiva è la Puglia.
Il rifiorire dell’interesse intorno a questa drupacea è stato determinato
dall’aumento della domanda in ambito europeo per il prodotto di qualità per il
fresco; ciò ha di conseguenza stimolato l’avvio di interessanti processi di
ristrutturazione degli impianti esistenti un po' dappertutto in Italia; detti
processi sono stati basati soprattutto sulla valorizzazione di materiale
genetico (cultivar) capace di soddisfare mercati esigenti e disposti ad
apprezzare adeguatamente, in termini valutari, prodotto dotato di
caratteristiche di eccellenza. La perdita d’importanza di cultivar tradizionali
prive dei necessari requisiti per una decorosa collocazione sul mercato europeo
è stata compensata, in un primo momento, con la rivalutazione di genotipi assai
pregiati che potevano vantare ugualmente origine locale o presunta tale e
diffusione tradizionale. Inoltre, l’ottenimento di nuove, interessanti cultivar
artificiali da programmi di miglioramento genetico condotti all’estero, ma anche
in Italia, ha indubbiamente allargato negli ultimi anni ed in misura cospicua la
gamma delle scelte da parte dei cerasicoltori in fatto di orientamenti varietali.
Denominatore comune delle nuove opzioni: il frutto da grosso a molto grosso
(possibilmente non inferiore a 10 grammi) con buccia rossa e polpa colorata,
polpa soda o tuttalpiù semisoda. Altri caratteri interessanti posseduti dalle
nuove costituzioni sono risultati essere, di volta in volta: l’autofertilità e/o
la precocità di entrata in produzione e/o la riduzione o il rallentamento
dell’accrescimento e/o l’idoneità alla raccolta meccanica.
Data la continua evoluzione dell’offerta di nuove cultivar, nel comparto
cerasicolo come in quello degli altri fruttiferi maggiori, il MiRAAF ha ritenuto
opportuno varare un Progetto di ricerche coordinate per la valutazione
collegiale della risposta di dette novità (e delle cultivar comunque più
interessanti) nelle più importanti aree di coltura del paese. Come già detto in
altra circostanza, il Progetto intende porsi come "servizio" in favore, nel caso
specifico, dei cerasicoltori: suo obiettivo è quello di arrivare a compilare
ragionate, affidabili ed aggiornate liste di cultivar di ciliegio per mettere i
cerasicoltori in condizioni di compiere scelte oculate e mirate alla costante
elevazione quali-quantitativa delle loro produzioni.Si può ben dire che, se non
proprio tutte, sicuramente quasi tutte le novità varietali della specie sono
state prese doverosamente in considerazione dal MiRAAF ed inserite nel Progetto
avviato nel 1992. Accanto alle più recenti novità figurano tuttavia anche le più
interessanti cultivar tradizionali.
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Portainnesti
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Il
portainnesti più usato dai vivaisti è il franco, che da un notevole sviluppo
alla pianta ed entra in produzioni dopo 6-8 anni. Il franco preferisce terreni
sciolti, molto profondi e drenanti. Un'altro portainnesti è il malebbo (prunus mahaleb),
che da un ridotto sviluppo alla pianta e si adatta molto ai terreni più poveri,
secchi e sassosi molto frequenti nelle zone collinari. Il malebbo rende la
pianta meno longeva ma anticipa la messa a frutto e ne esalta le qualità
organolettiche.
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Impollinazione
Moltissime varietà di ciliegio dolce sono
autoincompatibili, perciò è spesso necessario piantare almeno due o tre piante
vicine di varietà diverse. Nel caso in cui non ci sia spazio per più piante, per
favorire l'impollinazione è possibile sistemare vicino all'albero, durante la
fioritura, un ramo tagliato purchè anch'esso fiorito, di una varietà diversa.
La concimazione
Come per moltissime altre piante, anche il
ciliegio si consiglia di usare concimi organi come il letame o lo stallatico.
Per avere abbondanti produzioni di ciliegie si può concimare con abbondanti dosi
di azoto (esclusi i periodi di siccità) e con dosi leggermente inferiori di
fosforo e potassio.
Organismi dannosi al
ciliegio
Gli organismi ritenuti dannosi al ciliegeto
sono molti, ma in realtà solo alcuni mettono in pericolo la redditività della
coltura. L’agricoltore biologico deve conoscere di quest’ultimi il loro
potenziale di dannosità nell’areale della propria azienda. Solo con tale
conoscenza di base può intraprendere al meglio le opportune scelte colturali e
finalizzarle anche alla riduzione della dannosità dei principali organismi
nocivi. -
Insetti
Il ciliegeto si caratterizza per un’elevata complessità dell’agroecosistema ed
un discreto numero di insetti dannosi, ma solo pochi di questi ultimi sono in
grado di mettere in pericolo ogni anno la redditività della coltura. Altri
insetti si rivelano dannosi saltuariamente, altri lo sono solo per gli impianti
in fase d’allevamento.
Le malattie
Oltre alla possibile presenza di
cocciniglie e soprattutto afidi, si segnalano casi di “mosca delle ciliegie” che
depone le uova nei frutti, dei quali, una volta in via di maturazione, la larva
se ne nutrirà della polpa. Altri patogeni di origine fungina sono il corineo che
produce delle macchie sulla foglia che necrotizza i tessuti lasciandole
bucherellate, la ruggine che colpisce la pagina inferiore della foglia
arrossendola e portandola rapidamente alla caduta e infine la ticchiolatura che
può danneggiare foglie fiori e frutti.
Funghi
Le malattie fungine del ciliegio sono numerose e richiedono la costante
vigilanza da parte dell’agricoltore biologico. L’impianto in aree poco vocate ed
errori nella sua gestione accentuano la dannosità delle malattie fungine.
Armillaria -
Monilia
MALATTIE CAUSATE DA INSETTI E ACARI
Afidi (Aphis gossypii, ecc.)-
Afide nero del Ciliegio,
Mosca delle Ciliegie,
Tignola del Pesco,
Cocciniglia bianca del Pesco,
Mosca della Frutta,
Scolitide,
Falena brumale,
Tignola del Susino,
Cocciniglia di San Josè, Ricamatori, Rodilegno rosso, Ragnetto rosso,
Ragnetto rosso comune, Eriofide delle Drupacee, Tignola della Frutta
COLTIVZIONE
Il vaso a media impalcatura
I sesti d’impianto consigliati per il
vaso basso oscillano tra il 7 x 7 m con varietà tradizionali e un minimo di 5 x
4 con nuove varietà.Il vaso si può formare in due maniere a seconda che si parta
dal portinnesto innestato sul campo o dall’astone già innestato.
VASO BASSO INNESTATO IN CAMPO
Si mette a dimora il
portinnesto per innestarlo nell’anno successivo. Le cure colturali sulle pianta
possono essere differenziate su tre anni.
Primo anno: (anno dell’innesto):
si innesta sul
portinnesto a 30-40 cm dal suolo.
si favorisce il
germoglio più vigoroso, fissandolo eventualmente ad un sostegno per evitare la
rottura.
sui rami anticipati, verso fine agosto, si taglia il germoglio principale ad
un’altezza da terra tra i 50 ed i 100 cm. poco al di sopra dei rami anticipati
che si sarà deciso di utilizzare.
Se non si sviluppano rami anticipati in maggio si spunta il germoglio che è
stato scelto (con lunghezza di 30 - 40 cm) al fine di indurne l’emissione.
Secondo anno
Gli interventi cesori sono ridotti al minimo e a volta non sono necessari. In
ogni caso è sempre consigliabile considerare degli accorgimenti tecnici da
osservare:
all’inizio del periodo vegetativo si dovrà impostare una conformazione per al
quale si possano scegliere 3-4 rami che formino l’impalcatura del vaso. Non
bisogna scegliere rami che siano troppo vicini tra loro lungo l’astone.
L’inclinazione deve essere piuttosto aperta (almeno 45° in terreni fertili)
dopo la ripresa
vegetativa tra i germogli che si sviluppano a 70-80 cm dall’inserzione di
ciascuna branca o a distanza ancora maggiore in terreni molto fertili, che
daranno il prolungamento della branca e la prima branchetta secondaria
dell’impalcatura. Si dovrà tenere presente quelli posti orizzontalmente e
orientati verso il basso; favoriti spuntando precocemente tutti i germogli
concorrenti. Non si devono mantenere i rami dorsali. Si punta ad ottenere tre
branche equilibrate, regolando opportunamente la loro inclinazione e tenendo
presente che le più vigorose vanno inclinate.
Terzo anno
Si possono distinguere due tipi d’intervento, a seconda dell’epoca di
esecuzione: - alla ripresa vegetativa (gemme ingrossate) - interventi sul verde.
Alla ripresa vegetativa si spunteranno le branche principali al di sopra del
ramo che si è scelto per costituire il prolungamento. Gli altri interventi
consistono essenzialmente nell’eliminazione di rami inutili (succhioni, et). Il
prolungamento va di norma inserito verso l’esterno per facilitare la
divaricazione delle branche. Sul verde saranno necessari una serie di interventi
di cimatura sui germogli che si sviluppano in posizioni non opportune e vanno
asportati completamente. Oltre a questi si attueranno anche inclinazioni e
piegature sui rami che si dimostrano troppo vigorosi.
Anni successivi
Negli anni successivi si sceglieranno le branche di ordine superiore con rami
ben aperti e ben disposti rispetto alla verticale.
VASO BASSO DALL’ASTONE INNESTATO
si taglierà l’astone a 50-60 cm da
terra quando la pianta è messa a dimora.
eliminazione dei germogli sviluppati subito sotto il taglio, poiché ad angolo
di inserzione troppo stretto. Nella zona sottostante si differenzieranno altri
germogli che formano l’impalcatura del successivo ramo. Vanno sempre eliminati i
germogli non considerati utili
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A
pieno vento
Solitamente le piante di ciliegio vengono
lasciate crescere liberamente in modo naturale. È però necessario dare alla
chioma la giusta impostazione. Partendo da un pollone di un anno appena
piantato, si dovrà subito tagliarlo ad un'altezza da terra che può variare da
120 a 180 cm. L'anno successivo si conserveranno tre o quattro rami che si
dovranno accorciare a 20-25 cm dal fusto, questi produrranno a loro volta altri
rami che saranno anch'essi accorciati facendo in modo di svasare il più
possibile la chioma, evitando così che si formi un unico tronco centrale che
oltre a crescere sicuramente molto in alto, succhierebbe troppa linfa
impoverendo la vegetazione laterale. In seguito si faranno solo potature di
sfoltimento interno della chioma, in modo da favorire il soleggiamento e la
maturazione dei frutti.
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A vaso
nano
Per formare il vaso è necessario
piantare un pollone di un anno e tagliarlo a 50-60 cm dal suolo. All'inizio del
secondo anno si accorceranno a 30-40 cm almeno quattro rami vigorosi tenendoli
lontani dal centro, che a loro volta daranno altri rami dei quali si
conserveranno solo quelli esterni. Accorciare ancora anche questi rami in modo
da irrobustire ulteriormente la pianta dopo di che la crescita sarà lasciata
libera praticando solo qualche potatura di sfoltimento eliminando i rami
disordinati.
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A palmetta o spalliera
Questo tipo
di forma è molto utile nel caso in cui si voglia guarnire dei muri o delle
recinzioni. Anche in questo caso si dovrà piantare un pollone di un anno
tagliato a 50 cm da terra e l'anno successivo conservare almeno quattro rami
disponendoli su due piani e ancorati ad un sostegno, che può essere un filo di
ferro sostenuto da due paletti ai lati della pianta oppure ad un traliccio. Per
questo tipo di forma è consigliato utilizzare varietà di basso o medio sviluppo
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RACCOLTA E COMMERCIALIZZAZIONE
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maggio |
giugno |
luglio |
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maggio |
giugno |
luglio |
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Maturano da fine
maggio ai primi di luglio e vengono accuratamente selezionate con cernita
manuale allo scopo di presentarle sul mercato nelle migliori condizioni di
freschezza e gusto. Sono notevolissime le caratteristiche contenute nella
ciliegia SAV ed il consumatore ha imparato ad apprezzarle per cui il loro ruolo
è in costante crescita. L’ottimo sapore di questi frutti è oggi particolarmente
apprezzato anche all'estero, grazie alla bontà del prodotto ed alla celerità che
contaddistingue il suo arrivo nei maggiori centri distributivi italiani ed
europei.
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A differenza di altri frutti, le
ciliege, non proseguono la maturazione dopo il raccolto. Acquistatele o
raccoglietele quindi solo se ben mature e sceglietele con i frutti turgidi e
con
il picciolo fresco.
I "giovannini"
In questo mese i ciliegi, in piena
produzione, sono una gioia per gli occhi. La tradizione vuole che le ciliege
vengano consumate entro il 24 giugno, giorno di San Giovanni. Per questa
ragione, in alcune zone d'Italia, si chiamano "giovannini" i minuscoli vermetti
bianchi che si possono trovare dentro i frutti quando le giornate diventano
molto calde e le ciliege troppo mature.
Composta di ciliege
Da preparare per utilizzare una
certa quantità di ciliege non più molto fresche. Dopo averle lavate e
snocciolate, si fanno cuocere per una decina di minuti con un bicchiere di vino
rosso, tre cucchiai di zucchero, un pezzetto di cannella, un chiodo di garofano
e scorza di limone. Una volta cotte, si tirano su con la schiumarola e si fa
restringere il sugo fino a consistenza sciropposa prima di versarlo sulle
ciliege. Tenerle in frigo per un'oretta prima di servirle accompagnate da panna
montata o da gelato alla vaniglia
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Le
varietà più diffuse
Durone nero di Vignola
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La più famosa
ciliegia italiana, grossa, a forma di cuore, lucida, rosso scura (quasi nera),
con polpa altrettanto scura e dolce. Maturazione medio tardiva. Da consumo
fresco. Troppo cara per pasticceria, salvo per le preziose tartellette mignon.
Albero di discreto sviluppo e di media fertilità. Produce frutti grossi di color
rosso nerastro con polpa scura, dolce e di ottimo sapore e resistenti allo
spacco. Matura ai primi di giugno la varietà precoce e a fine giugno quella
tardiva
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Durone della Marca
Albero vigoroso e produttivo, i frutti sono di ottimo aspetto e colore
di pezzatura grossa, con polpa soda, pregiati per la maturazione
tardiva che avviene negli ultimi giorni di
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Bella Italia
Trentina, di grandezza media e colore rosso scuro, con polpa soda,
rosata, succosissima, saporita e dolce. Maturazione tardiva. Ottima
per gli strudel e dolci, soprattutto quelli con panna.
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Bigarreau Napoleon

Varietà molto apprezzata per l'elevata fertilità.
I frutti sono gialli e rossi dalla parte esposta al sole, sono a forma
di cuore molto grossi con polpa chiara, soda e zuccherina. Matura a
metà giugno |
Del Monte
Campana, grossa, a forma di cuore di colore giallo con sfumature
rosse. La polpa è profumata, biancastra, croccante e piuttosto
acidula. Maturazione abbastanza precoce. Ottima anche per qualche
esperimento in piatti salati, soprattutto negli antipasti (decorazioni
e formaggi). |
Bigarreau Burlat
Una fra le varietà più precoci (metà maggio). Discretamente
produttiva, i frutti sono di media pezzatura di color rosso scuro con
polpa rossa di buon sapore.
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Malizia
Campana, grossa, a forma di cuore, di colore rosso con puntini chiari.
La polpa è soda, rossa, succosissima e profumata. Maturazione media.
Buona fresca oppure per dolci e confetture |
Durone nero II di
vignola
Piccolo e succoso. Maturazione tardiva. Da consumo fresco
Mora di Cazzano
Tipica del Veronese, piuttosto grossa, sferoidale, di colore rosso
brillante con polpa soda, crocante. Straordinario l'equilibrio tra
succosità, dolcezza e acidità. Maturazione in epoca intermedia.
eccellente fresca, adatta a qualche azzardo di cucina salata. |
Malizia
Falsa
-

(epoca
di maturazione + 7 gg. rispetto a Burlat) Origine: italiana,
antica e di genealogia sconosciuta.Albero: vigoroso, a
portamento espanso.Fioritura: tardiva, autosterile (impollinatori:Ferrovia,
iorgia).
Frutto: grosso (8-10 g), cordiforme;peduncolo medio; buccia di
colore rosso scuro; polpa di colore rosso, mediamente consistente,
poco aderente nocciolo e di eccellenti qualità gustative.
Giudizio d’insieme: cultivar interessante per le ottime
caratteristiche frutti (estetiche ed organolettiche) per l’epoca di
maturazione che cade,in Puglia ed in Trentino, circa una settimana
dopo quella di Burlat. La lenta entrata in produzione delle piante
può però costituire un fattore limitante per la sua diffusione in
coltura.
Meraviglia dell'Alpone
Veneta, molto grossa, di colore rosso vinoso dentro e fuori. la polpa
è soda, mediamente succosa, saporita. Maturazione tardiva. Ottima
fresca ma anche per dolci e salse.
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Ferrovia
Di origine pugliese, è di gran lunga la più comune sui mercati.
Grossa, a forma di cuore appuntito di colore rosso vivo, con polpa
rosa e soda. Maturazione in medio periodo. da consumo fresco. |
Graffione bianco
piemontese
Tipica ciliegia torinese, media, a forma di cuore, di colore giallo
chiaro con maculature rosa. La polpa è gialla soda e croccante.
Maturazione tardiva. Adatta al sotto spirito. Capita speso che in
commercio vengano chiamate Graffioni anche diverse ciliege tenerine
gialle |
Durone
dell'anella
Emiliana, grossa, allungata, moltosaporita, di colore rosso con polpa
rossa e soda. Maturazione tardiva. Per consumo fresco, sotto spirito,
canditi.
Bella di Pistoia
Toscana, grossa, rossa con polpa rosa molto croccante e saporita.
Maturazione media, da consumo fresco ma anche pere liquori, crostate,
decorazioni.
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Moretta di
Vignola
Emiliana, piccola, scurissima dentro e fuori, molle, molto succosa e
dolce. Maturazione media. Ideale per marmellate, creme, budini e dolci
nordici (in particolare la torta Foresta Nera)
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Vesseaux (epoca
di aturazione + 17 gg. rispetto a Burlat)
Origine:
francese e di
genealogia sconosciuta, originaria dalla regione dell’Ardèche
Albero: vigoroso, a portamento assurgente.
Fioritura: medio-precoce, autosterile,(impollinatori in corso di
individuazione )
.Frutto: medio (7-8 g), cordiforme allungato; peduncolo medio; buccia
rugosa di colore rosso;
polpa di colore rosa, consistente, poco aderente al nocciolo e di buon
sapore.
Giudizio d’insieme: sebbene i frutti siano resistenti a manipolazioni
e trasporto, è da prevedere
che la scarsa brillantezza dovuta alla rugosità della buccia riduca
attrattività ed interesse per questa cultivar
|
|
Gégé (epoca
di maturazione + 19 gg. rispetto a Burlat)
Origine:
francese,
derivante da un semenzale naturale individuato in Lotet Garonne.
Albero: vigoroso, a portamento tendenzialmente assurgente.
Fioritura: intermedia, autosterile (impollinatori: Lapins, Stella,
Sunburst - fonte Ctifl).
Frutto: medio-grosso (8-9 g), cordifome;peduncolo lungo; buccia di
colore rosso scuro;
polpa di colore rosa, consistente, mediamente aderente al nocciolo e di
buone qualità gustative.
Giudizio d’insieme: interessante per le caratteristiche dei frutti,
di buon sapore, resistenti a manipolazioni e trasporto e facili da
raccogliere grazie al lungo eduncolo
|
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Noire de Meched
(epoca di maturazione + 21 gg. rispetto a Burlat)
Origine:
iraniana, di
genealogia sconosciuta.
Albero: di medio
vigore, a portamento tendenzialmente assurgente.
Fioritura:
intermedia, autosterile (impollinatori: Badacsony, Belge,Hedelfinger,
Summit - fonte Ctifl).
Frutto:
medio-grosso (8-9 g),cordiforme arrotondato; peduncolo lungo; buccia di
colore rosso
scuro;polpa di colore rosso, consistente,mediamente aderente al nocciolo e
di buon sapore.
Giudizio d’insieme:
cultivar interessante per le
buone caratteristiche dei frutti ,
ma la maturazione quasi contemporanea ad altre di maggior pregio ne potrebbe
limitare la diffusione in coltura.
-> |
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Badacsony
(epoca di
maturazione + 20 gg. rispetto a Burlat)
Origine:
ungherese, antica e di genealogia sconosciuta. Sembrerebbe tuttavia essere
strettamente imparentata (e pertanto intersterile) col gruppo Ferrovia,
Germersdorfer e Schneiders.
Albero: vigoroso,
a portamento espanso.
Fioritura:
intermedia, autosterile (impollinatori: Summit, Canada Giant, Noire de
Meched fonte Ctifl).
Frutto: grosso
(8-10 g), cordiforme;peduncolo lungo; buccia di colore rosso scuro; polpa di
colore rosso,
consistente, mediamente aderente al nocciolo e dal sapore eccellente.
Giudizio d’insieme:
cultivar interessante per le
eccellenti caratteristiche estetiche ed
organolettiche dei frutti, mediamente sensibili allo spacco e
particolarmente resistenti a manipolazioni e trasporto. |
CILIEGIO DURONE DI CESENA GIANT"
Maturazione fine giugno frutto croccante scuro autofertile |
|
|
|
Una fra le varietà più precoci (metà
maggio). Discretamente produttiva, i frutti sono di media pezzatura di color
rosso scuro con polpa rossa di buon sapore |
Coltivazione
alternativa.
Negli ambienti vocati, la cerasicoltura può
venire considerata oggi una possibile e valida alternativa a molte produzioni
frutticole tradizionali - caratterizzate da situazioni di eccedenza produttiva
(es. pesco) o interessate da gravi problematiche fitosanitarie, di difficile
risoluzione (es. albicocco e susino) - per diverse ragioni: la domanda sostenuta
da parte del mercato interno ed europeo, l'allargamento dei mercati con
conseguente aumento dei potenziali consumatori, i quantitativi di ciliegie
annualmente prodotti, i prezzi spesso allettanti realizzati dai produttori
insieme ad una riduzione dei costi di produzione realizzabile nei nuovi impianti
specializzati.
Troppe varietà.
Con un calendario produttivo di appena 5-6
settimane, c'è da chiedersi se I'assortimento varietale che caratterizza
l'attuale cerasicoltura non sia troppo ampio: dall'ultima indagine effettuata da
Bargioni (1995) e limitata alle quattro regioni più rappresentative della
coltivazione del ciliegio in Italia (Veneto, Emilia - ROMAGNA, Campania e
Puglia) emergeva infatti che erano oltre 50 le varietà coltivate. Inoltre, le
"roccaforti" varietali che hanno caratterizzato nel passato le singole realtà
produttive italiane (si pensi ai 'Duroni di Vignola' o alle "More" nel veronese)
sono state oggi per lo più affiancate, ma non completamente sostituite nei nuovi
impianti, da cultivar di recente costituzione, con caratteristiche agronomiche o
pomologiche spesso innovative, frutto del lavoro dei numerosi programmi di
miglioramento genetico.
VARIETA’
CILIEGIO SELVATICO Prunus avium
Il ciliegio selvatico è immediatamente riconoscibile in primavera quando emerge
dai sieponi e dalle macchie boschive dove vegeta, grazie alla abbondantissima
fioritura candida che riveste completamente la chioma. Da questa specie sono
state ricavate mediante innesti tutte le varietà coltivate I ciliegi selvatici
non hanno la stessa importanza commerciale avendo frutti scadenti, ma
influenzano la diffusione della fauna e migliorano il terreno.
In Giappone il fiore di ciliegio è simbolo di purezza e di felicità.
Fiorisce in primavera e nella tradizione scintoista dà il via alle feste che
favoriscono e proteggono i raccolti. Un infuso di fiori di ciliegio sostituisce
il tè nelle cerimonie nuziali. Nella mitologia baltica esiste un dio dei
ciliegi, Kirnis, al quale si facevano offerte di galli e di ceri accesi.
CONSIGLI
L’irrigazione può prevenire lo “spacco” delle ciliege
Nella fase
che va dall’invaiatura alla raccolta, interventi irrigui ben calibrati possono
ridurre l’effetto negativo di piogge o temporali.Gli accorgimenti da adottare.
La coltura del ciliegio ha
esigenze idriche analoghe a quelle delle altre rupacee, ma dato il notevole
anticipo del ciclo produttivo non ha elevate necessità irrigue. In genere, le
riserve idriche immagazzinate dal terreno durante l’inverno e la primavera sono
più che sufficienti per consentire la regolare fisiologia delle fasi di fioritura, allegagione,ingrossamento e maturazione
dei frutti. Tuttavia non è raro – anzi,ultimamente è sempre più frequente– avere
inverni siccitosi seguiti da primavere poco piovose e calde: in queste
condizioni,piogge o eventi temporaleschi nella fase di sviluppo tra l’invaiatura
e la maturazione dei frutti diventano assai più probabili ,rendendo più
frequente il dannoso fenomeno dello “spacco”dei frutti.Lo “spacco” è
un’alterazione risultante dal rapido aumento in volume delle cellule,
determinato da un eccesso del turgore cellulare dovuto ad una rapida ed
eccessiva disponibilità di acqua.Si tratta di un fenomeno rapido, che comporta
un aumento di volume superiore a quello permesso dalla elasticità della buccia,
in conseguenza di un assorbimento idrico
attraverso le radici oppure da parte del frutto durante la pioggia. L’aumento
della tensione cellulare si ripercuote sull’epidermide che si dilata oltre i
limiti di elasticità, fratturandosi.Le screpolature semicircolari o circolari
possono localizzarsi in prossimità del peduncolo o nell’area apicale;quelle
lineari, lateralmente, nella “guancia“ della drupa, approfondendosi nella polpa.Se
le lesioni compaiono su frutti prossimi all’invaiatura quando sono ancora acerbi
possono cicatrizzare, mentre ad uno stato di maturazione avanzatoi tessuti non
riescono a reagire nei confronti del trauma e possono sopravvenire infezioni
fungine in campo ad opera di Monilia laxa e fructigena e
Botrytis cinerea, attraverso la frattura dell’epidermide, propagandosi poi
rapidamente agli altri frutti dello stesso mazzetto;dopo la raccolta possono
verificassi infezioni provocate da Rhizopus stolonifer (marciume nero).Il
fenomeno è più frequente in concomitanza di andamenti stagionali umidi-piovosi
nell’intervallo compreso fra l’invaiatura e la raccolta. Non sono comunque rari
casi di “spacco” durante lo stoccaggio, causati da una conservazione prolungata
in celle ad elevata umidità.
I
DANNI di Luciano proietti
-
I danni causati dallo
“spacco”anno effetti negativi sia per il reddito del singolo produttore sia, più
in generale, per l’intera filiera.Per quanto riguarda il produttore,il danno più
rilevante è costituito dal forte deprezzamento che subisce il frutto alla
raccolta. Ma non va assolutamente trascurato il danno indiretto determinato dai
parassiti fungini (Monilia, ad esempio) che si instaurano grazie alla
frattura dell’epidermide durante la maturazione. Propagandosi poi rapidamente
agli altri frutti dello stesso mazzetto,tali parassiti creano un danno
commerciale di estrema gravità, compromettendo buona parte della produzione.La
filiera viene coinvolta sul piano della quantità di prodotto stoccato,dunque
sull’entità delle partite commercializzabili. Infatti, l’area di produzione del
ciliegio è piuttosto ristretta,per cui quando si verificano le condizioni
climatiche descritte in precedenza è frequente che sia interessato quasi
l’intero territorio di coltivazione.In questi casi l’entità del fenomeno
risulta piuttosto ampia e
rilevante; parecchie partite di prodotto potranno risultare deprezzate,
intaccando la “massacritica” di ciliege che è possibile immettere sul mercato.
Ciò pone in una posizione subalterna l’associazione dei produttori di fronte
alla grande distribuzione organizzata, che potrà agevolmente stabilire i prezzi.Lo
“spacco” si può manifestare in qualunque momento della stagione del ciliegio.
Nell’Emilia-Romagna, in particolare, le piogge “dannose” si manifestano più
frequentemente in epoca precoce colpendo le varietà del periodo,che tra l’altro
sono particolarmente sensibili alle lesioni; per cui il danno
economico
sarà ancora più rilevante,poiché le varietà colpite vengono commercializzate in
una fase in cui i prezzi sono normalmente più alti e quindi molto remunerativi
per il comparto.Ai danni descritti vanno aggiunti gli effetti negativi
sull’occupazione,poiché il quantitativo di prodotto da lavorare si riduce;
saranno perciò necessari meno addetti per la raccolta e la lavorazione
delle
partite in magazzino.È evidente che una corretta alimentazione idrica, iniziata
con largo anticipo rispetto a tali fasi, potrebbe impedire pericolose
oscillazioni di umidità nel terreno, mantenendo i tessuti del frutto in costanti
condizioni di buona idratazione.Da questo concetto trae origine una recente
metodologia basata sull’irrigazione preventiva.
È stato
messo sotto osservazione dal 1999 al 2001 un impianto di ciliegio con varietà
Lapins, medio-tardiva e all’ottava foglia,innestato su franco con sesto
d’impianto 4,5 x 3,5 metri, con interfilare inerbito;l’irrigazione è stata
effettuata mediante spruzzatori dinamici con portata effettiva, pari a 69
litri/ora.Le tesi a confronto vedevano 3 piante irrigate contro 3 piante non
irrigate,ripetute 2 volte per un totale di 4 parcelle, disposte secondo lo
schema allegato.
Per
mantenere sotto controllo l’umidità del terreno è stato posizionato un
tensiometro lungo il filare più esterno alla profondità di 30 centimetri; lo
strumento è stato impiegato per avviare il primo intervento irriguo al
raggiungimento della tensione di 30 centibar rilevata.L’irrigazione
nell’appezzamento è stata gestita a partire dalla fase di invasatura dei frutti,
allorquando l’umidità del terreno fosse scesa al di sotto del valore di 30
centibar, rilevati dal tensiometro.In seguito gli interventi irrigui sarebbero
stati determinati in base al metodo del bilancio idrico.
Per il monitoraggio
dell’insorgenza del fenomeno dello “spacco” e la sua successiva evoluzione si è
deciso di effettuare il prelievo di 300 frutti per tesi immediatamente dopo un
evento piovoso superiore a 10 millimetri, dalla fase dell’invaiatura sino alla
data di raccolta compresa.
I vincoli posti relativamente
all’entità dell’evento piovoso ed alla fase fenologica corrispondono alla
necessità di monitorare lo stato dei frutti in condizioni propizie alla
fisiopatia e sono stati suggeriti dai tecnici del Consorzio della ciliegia,
della susina e della frutta tipica di Vignola, che hanno collaborato prelevando
ed analizzando i campioni di frutti.
Tecniche
agronomiche
Tab. 1 - Esiti delle
prove sperimentali
|
DATI
|
1999 |
2000
|
2001 |
|
IRRIGATO |
TEST |
IRRIGATO |
TEST |
IRRIGATO |
TEST |
|
% frutti
spaccati
|
5,7 |
3,4 |
18,2 |
8,2 |
27,4 |
16,65 |
|
Produzione q.li/ha
|
n.r |
. n.r. |
118,95 |
110,55 |
73,01 |
71,43 |
|
Piogge
periodo (mm)
|
17 |
88
|
84 |
|
Irrigazioni (mm)
|
70,4 |
88
|
88
|
Tab. 2 - Dati
produttivi delle singole parcelle
|
TESI
|
NUMERO FRUTTI TOTALE
|
NUMERO FRUTTI SPACCATI
|
% “SPACCO
|
PRODUZIONE
(kg)
|
|
1 Irrigua
|
237 |
64 |
27 |
23 |
|
2 Test
|
269 |
13 |
4,8 |
31,5 |
|
3 Test
|
207 |
59 |
28,5 |
36
|
|
4 Irrigua
|
242 |
67 |
27,7 |
46
|
I
risultati delle prove
Di norma la copiosità delle
precipitazioni ha consentito il mantenimento nel terreno di una buona riserva
idrica,sufficiente, quanto meno, a portare le piante non irrigate a raccolta
senza eclatanti riduzioni di prodotto. In particolare nel 2000, annata molto
calda e siccitosa, è stato possibile irrigare fino in prossimità della raccolta, -
poi alcuni giorni di pioggia hanno riequilibrato il deficit idrico delle piante
non irrigate,non consentendone però il recupero produttivo.Va comunque riferito
che in tutte le annate di prova, l’azienda – a causa di estati calde e siccitose ha irrigato anche durante la fase di post-raccolta.Non solo le piante
irrigate hanno ricevuto dosi di acqua, ma anche le piante test sono state
irrigate a stagione inoltrata, visto lo
stato di stress in cui si trovavano.Ciò, unitamente ai risultati produttivi
favorevoli alle piante
irrigate, indica un effetto positivo dell’irrigazione sulla loro produttività,
che influisce positivamente nell’arco di durata della vita produttiva del
ceraseto.Le performance produttive e la percentuale di frutti spaccati
sono riportati nella tabella 1.Dal punto di vista dell’incidenza del fenomeno
dello “spacco” è necessario analizzare i dati delle singole parcelle.A questo
proposito si riportano i dati del solo anno 2001, poiché rappresentativi di
quanto accaduto negli altri anni, mettendoli in relazione con i dati produttivi
delle singole parcelle.Sulla base dei dati riportati, si è ipotizzato che la
percentuale superiore di “spacco” verificatasi nelle piante irrigate della tesi
1 sia il risultato di un numero basso di frutti, ma di calibro maggiore e più
turgidi, i quali avendo a disposizione maggiori risorse non sono riusciti a
trovare quell’equilibrio meccanico dell’epidermide, indispensabile per evitare
il danno. È noto, infatti, che i frutti di calibro inferiore nelle stesse
condizioni (stessa pioggia e stesso momento fisiologico) sono meno suscettibili
allo “spacco” per la maggiore resistenza della buccia all’aumento di turgore
interno.Viceversa, con una carica maggiore di frutti, le piante irrigate
sembrano difendersi meglio di quelle non irrigue, soprattutto in presenza di
piogge diffuse in tutto il periodo e non concentrate nella fase immediatamente
precedente la raccolta, che spiegherebbe la seppur esigua minore incidenza dello
“spacco” tra le tesi 4 irrigua e la tesi 3 test non irriguo.Tuttavia è bene
precisare che in questo caso, in presenza di irrigazione,si possono avere
ritardi nel ostruzione dei vasi del peduncolo, tali da permettere ancora
l’assorbimento di acqua, esponendo le piante al rischio di spaccatura
dell’epidermide. Questo può accadere soprattutto in presenza di forti piogge;è
probabile che eventi piovosi trascurabili non provochino alcun danno.
Quando e
come irrigare
La varietà
Lapins è poco vulnerabile al fenomeno in questione, sia per la sua scarsa
suscettibilità genetica che per l’avanzata epoca di maturazione.Tuttavia,
l’andamento climatico ha favorito l’iniziativa per la copiosa quantità di
pioggia, ben distribuita nell’arco di tempo utile per il verificarsi dello
“spacco”, come dimostrato dall’elevata presenza di frutti spaccati anche su
Lapins. In ogni caso, le osservazioni dimostrano che, gli interventi irrigui
effettuati durante la fase di sviluppo che va dall’invaiatura alla raccolta
rappresentano una pratica raccomandabile, quantomeno per la maggiore produzione
ottenuta.Per la prevenzione dello “spacco”,in linea teorica autorevoli studiosi
stranieri hanno affermato che l’irrigazione ha un’influenza positiva: ma ciò va
confermato in presenza di umidità critica nel terreno durante la fase di massimo
sensibilità della coltura, cioè in annate più siccitose oppure in terreni con
scarsa ritenzione idrica. Per tenere sotto controllo questo aspetto è
consigliabile posizionare nel terreno, a 30 centimetri di profondità, un
tensiometro per controllare in quale fase dello sviluppo si trova la pianta al
raggiungimento della soglia di 30 centibar, al di sopra della quale è necessario
intervenire con l’irrigazione.I dati tensiometrici hanno confermato la
sensibilità dello strumento nella rilevazione dell’umidità del terreno,per cui è
consigliabile utilizzare il tensiometro anche nel ciliegio, al fine di
individuare con precisione il momento del primo intervento irriguo, soprattutto
quando deve essere sufficientemente anticipato per garantire il mantenimento di
un elevato livello di idratazione delle cellule.I valori osservati sono stati
abbastanza penalizzanti per le piante irrigate;non lo sono per le piante non
irrigate,per i motivi illustrati in precedenza.Pur con i limiti della brevità e
della localizzazione dell’esperienza condotta, si può comunque confermare,
seppure in via approssimativa, quella tesi che attribuisce all’improvvisa e
repentina disponibilità di acqua per la pianta, la causa della spaccatura
dell’epidermide. Il verificarsi dello “spacco”, dopo una forte pioggia caduta in
prossimità della raccolta anche in piante irrigate
regolarmente, conferma questa impressione,dimostrando che l’irrigazione non
riesce a mantenere uno stato di idratazione tale da impedire ad improvvisi
picchi dei flussi idrici interni alla pianta, con conseguente veloce dilatazione
e rottura delle cellule dell’epidermide,non in grado di adeguarsi a questo
fenomeno.
La gestione irrigua
Alla luce di quanto osservato
si possono trarre alcuni utili spunti per la gestione dell’irrigazione del
ciliegio:_l’irrigazione nelle aziende investite a ciliegio, laddove è presente,
svolge un ruolo preciso. La coltura compie i propri cicli vegeto-produttivi in
una stagione in cui le piogge sono di norma sufficienti ad assicurare il loro
corretto svolgimento;se però il terreno ha scarsa ritenzione
idrica,
l’irrigazione diventa indispensabile per un avere piante efficienti ed in buono
stato di salute. Questo è il caso dell’azienda Tomesani, il cui terreno non
offre sufficienti garanzie in termini di ritenzione idrica, ed è per questo che
l’azienda si è dotata di un impianto irriguo;in termini pratici l’irrigazione
non appare una soluzione praticabile per la prevenzione dello “spacco”; pertanto
non conviene acquistare appositamente un impianto irriguo;_ si pone invece un
problema di corretta gestione dell’impianto irriguo nelle aziende che già ne
sono in dotate,purché si tratti di microirrigazione. Gli impianti per aspersione
sono sconsigliati per l’effetto battente sull’epidermide,che può indurre fessure
e danneggiamenti.In questo quadro:a) l’irrigazione va presa in considerazione
solo a partire dalla fase di invaiatura;
b) è consigliabile l’uso del tensiometro per la determinazione del primo
intervento irriguo, per evitare di asciugare troppo il terreno, provocando
l’effetto opposto rispetto all’obiettivo prefissato,
ottenendo
cioè la spaccatura dell’epidermide.Il valore ottimale è di 30 centibar;
c)
dal momento in cui si è effettuato il primo intervento, si procederà sulla base
del bilancio idrico della coltura (anche consultando servizi di assistenza
tecnica irrigua) restituendo alla coltura i consumi idrici, con turno di 1-2
giorni. In questo caso è necessario limitare fortemente le irrigazioni se la
carica di frutti è scarsa, altrimenti si potrebbe agevolare la fenditura
dell’epidermide a causa dell’eccesso di turgore determinato dalla disponibilità
idrica;
d)
in presenza di una
carica ottimale ed in assenza di piogge nel periodo che va dall’ invaiatura alla
raccolta, è consigliabile sospendere l’irrigazione in prossimità della raccolta:
-
ciò eviterà di prolungare il flusso di linfa attraverso il peduncolo. Viceversa,
il blocco dell’irrigazione potrà diminuire fortemente l’efficienza dei vasi del
peduncolo, evitando che una pioggia molto forte sotto raccolta possa provocare
turgore cellulare e, conseguentemente, rottura dell’epidermide.
Nelle
colture tardive è dunque consigliabile sospendere 7 giorni prima, mentre in
quelle medie e precoci 5 e 3 giorni rispettivamente saranno sufficienti. Si
ringraziano l’azienda Tomesani ed il Consorzio della ciliegia, della susina e
della frutta tipica di Vignola (MO) per la gentile concessione (Tecniche
agronomiche)
