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CELLENO ED I SUOI PERSONAGGI ILLUSTRI |
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| Panzadoro G. - Caprini P. - Bartolocci G. - Tonizza G. - Cellini B. - Castellani E. | ||||
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ommediografo vissuto a cavallo di due secoli (700 e 800), Giovanni Panzadoro ebbe un rapporto controverso con il proprio paese natale. Stimato per la sua onestà, a poco piu' di 20 anni fu proposto dalla popolazione di Celleno per la carica di edile provvisorio che ricoprì egregiamente. Ma poi, probabilmente per lo sfavore da parte di alcuni per i suoi versi, lascio' il paese. Di idee politiche contrarie ai Giacobini ('rei di ogni eccesso') e difensore della Chiesa, l' artista si unì alla compagnia teatrale Salimbeni e in questo periodo scrisse e riadattò una quindicina di commedie. Negli anni successivi queste opere furono stampate ma attribuite ad altri autori e Panzadoro, nonostante molti tentativi, non riuscì mai a dimostrarne la paternità. Dopo la morte di Salimbeni abbandonò la compagnia senza però rinunciare a scrivere, come dimostrano le due commedie del 1801 per Antonio Goldoni. Dopo il 1806 tornò dalla famiglia a Celleno dove condusse vita ritirata di studioso, ma il soggiorno non fu dei più tranquilli per l' artista che, nei suoi scritti, parla di 'prepotenti e calunniose persecuzioni'. Fino a che nel 1816, per l' interessamento di un amico e di un superiore, fu chiamato a occupare un posto nella segreteria generale della delegazione di Perugia.Fu allora che l' autore tornò al teatro e ricominciò a |
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pubblicare commedie (scrisse anche per Bartolo Zuccato e Francesco Taddei) che vennero raccolte in quattro tomi dal titolo Produzioni Teatrali'. Nel 1827, quando fu pubblicato l' ultimo tomo, Panzadoro tornò ancora una volta a Celleno dovefece il segretario comunale, anche se la gente se ne lamentava perché, ormai anziano, si preoccupava più di poesia che del proprio incarico. Figura vissuta in un momento di passaggio tra mondi ed epoche (sia la sua opera che la sua biografie meriterebbero approfondimenti), come uomo di teatro Panzadoro predilesseGoldoni tra i moderni e Aristofane, Plauto e Terenzio tra i grandi dell' antichità. Egli criticò la moda di ispirarsi ad autori stranieri e a soggetti cupi. Ed esortò i giovani a dedicarsi al teatro come scuola di vita che, sorridendo su vizi e difetti dell' uomo secondo la lezione dei classici, fa riflettere e forse migliorare. "LE OPERE POETICHE VOLUME PRIMO" |
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PACIFICO CAPRINI
mportante esponente politico e militare del Risorgimento nella Tuscia,Pacifico Caprini si considerò sempre cellenese di adozione e fu
anche sindaco del paese negli anni 1871-72.Dopo una iniziale adesione alle
posizioni democratiche, culminata nell'arruolamento tra i volontari della
Repubblica Romana agli ordini di Garibaldi, Caprini divenne un moderato e
tenne le fila del collegamento tra i moderati viterbesi e il governo
sabaudo.Il suo impegno militare vide la partecipazione nel 1848, con la
divisione Ferrari, alla battaglia di Cornuda , alla difesa di Treviso e a
quella di Vicenza. Poi , accanto all' amico Carlo Luciano Bonaparte, seguì
la crisi che portò alla fuga di Pio IX e alla proclamazione della
Repubblica Romana. |
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GIULIO BARTOLOCCI |
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'importanza e la fama di Giulio Bartolocci sono legate ai suoi studi
sulla lingua e la letteratura ebraica. Nato a Celleno nel 1613, a 19 anni
si fece frate ed entrò nell' ordine dei Cistercensi con il nome di 'Julius
a Sancta Anastasia', Giulio di Santa Anastasia. Seguì le lezioni del
prof. Giuda Iona da Safed che insegnava l' ebraico nell'
archiginnasio romano e si appassionò a questi temi, in particolare quelli
sui dottori della legge ebraica. Nel 1651 fu nominato lettore di lingua
ebraica e letteratura rabbinica a Roma nel collegio degli ebrei convertiti
(neofiti) oltre che
scrivano di ebraico nella biblioteca vaticana. |
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GIACINTO TONIZZA |
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ons. Giacinto Tonizza dei Frati Minori - che fu
vescovo di Parentonio e
vicario apostolico di Tripoli in Libia - nacque nel 1866 e fin da
ragazzo |
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nello stesso anno. In Tripolitania mons. Tonizza espresse in modo particolare le proprie qualità di missionario: cerò vari centri di vita cattolica e realizzò vasti piani apostolici. Inoltre arricchì la capitale di una cattedrale e dotò le nascenti comunità rurali di piccole chiese con assistenza spirituale. |
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BENVENUTO CELLINI |
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ra i propri figli illustri Celleno non rinuncia a vantare uno dei grandi dell' arte, lo scultore e orafo fiorentino Benvenuto Cellini (1500-1571). A quanto racconta egli stesso nei propri scritti infatti, l' artista ritiene di discendere da un militare originario di Celleno.''Aveva Iulio Cesare - scrive - un suo primo e valoroso capitano, il quali si domandava Fiorino da Celleno, che e' un castello presso il quale e' presso a Monte Fiasconi a due miglia (.). Noi troviamo così, e così - conclude Benvenuto Cellini - crediamo dipendere da uomo virtuoso'' |
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CONTEMPORANEI |
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ENRICO CASTELLANI Nasce a Castelmassa (Rovigo) nel 1930. Nel 1952 si trasferisce in Belgio per frequentare i corsi di pittura e scultura alla Academie Royale des Beaux-Arts e quelli di architettura alla Ecole Nationale Supérieure di Bruxelles, presso la quale si laurea nel 1956. Lo stesso anno si trasferisce a Milano e aderisce alle poetiche informali.Nel 1959 con Piero Manzoni e Vincenzo Agnetti fonda la rivista - Azimuth -Tra il 1961 ed il 1968 Castellani è invitato ad importanti rassegne di arte nazionale e internazionale tra le quali la Biennale di Venezia del 1964 dove ha una sala personale .Numerose le mostre personali, tra le altre quella alla Galleria dell'Ariete (Milano, 1963 e 1972), La Tartaruga (Roma, 1961, 1965, 1966, 1970, 1974), Galleria Notizie (Torino, 1974), Mazzoli (Modena, 1979), Studio La Città (Verona 1979), Totah Gallery (New York-Londra, 1977), Galleria Di Meo (Parigi, 1988). Tra le mostre antologiche ricordiamo quella promossa dalla Pinacoteca di Ravenna nel 1984 e quella recente di Palazzo Fabroni a Pistoia nel 1996.Castellani da anni vive e lavora a Celleno (Viterbo). |
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I suoi chiodi e listelli velati da una tela,fra riflessi e giochi di luce ci permettono di spaziare con la mente, modulando il nostro corpo sino a sentirci trasportati nell' infinito dove tutto può sembrare eterno. ( Ellepi.) |
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Superficie rossa, 1997, tempera su tela estroflessa ed introflessa da chiodi, cm 50x80.
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Trittico (argento), 1966, tre monocromi di forma trapezoidale dipinti ad alluminio su tela estroflessa e introflessa da chiodi, cm152x304. |
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